CorrSera - "Non è all'altezza", dalla sentenza di Maradona all'exploit: ora Sarri è il nuovo Sacchi
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Bravo, niente da dire. Ma deve lavorare nelle piccole realtà, dove i giocatori sono giovani e affamati, pronti a buttarsi nel fuoco se lui lo ordina. Nella grande piazza è tutta un’altra cosa: bisogna avere personalità, i campioni ci mettono un attimo a prenderlo per il collo. C’è persino la sentenza di Maradona, che a Napoli fa cassazione: «Sarri? Mi spiace per lui, ma non è all’altezza»… Ce la siamo scordata questa analisi? È la fotografia di due mesi fa. Due mesi, non due anni. Fosse solo Sarri, tra l’altro. Riprendendo in mano gli incartamenti di ottobre, la situazione appare chiarissima. Zamparini assicura che con Iachini è diverso, questo sarà il mister del lungo periodo. Colantuono invece non mangerà il panettone a Udine: è buono per la B. Mandorlini sì che non rischia niente: è a Verona da 5 anni, un vero esempio di programmazione, non come in certe piazze. Agli alti livelli, Sarri è già spacciato. Ma non stanno per niente bene nemmeno Allegri e Mihajlovic. La Juve è chiaramente a fine ciclo, il Milan proprio non ce la fa a riaprirne un altro. Ormai le gerarchie si sono ribaltate: Milano e Torino al tramonto, domina la Capitale. La Lazio e la Maggica sono uno spettacolo. Quanto alle panchine, tutti cullano lo stesso sogno: Montella, e chi se no, il migliore. Cambio immagine. Nemmeno 10 partite dopo, il nostro ragionare si conferma volatile come la Borsa. Un giorno Toro, un giorno Orso. Oscillazioni burrascose. Adesso Sarri è il nuovo Sacchi, Iachini ha la sagoma di una suola sul didietro, Mandorlini è chiaramente spompato, Colantuono trasmette sempre la stessa grinta. E Montella? Dopo due sconfitte, Montella sembra già obsoleto come un Valcareggi. Quanto alle grandi, non ne parliamo. La Juve sta tornando, d’altra parte Allegri sa sempre dove mettere mano. Mihajlovic invece si riprende in mano il Milan, permettendosi le ironie su Berlusconi che nessuno dei maggiordomi altolocati si è mai permesso. E la nuova geopolitica romanocentrica? Alla Roma parlano di «momento drammatico», alla Lazio considerano Pioli un mezzo clandestino. È Milano la vera capitale, trascinata dal grande Mancio. Così stanno le cose. Tutto molto chiaro e definito, oggi come oggi. Se ne riparla tra due mesi. Anche prima.

