Corbo: "Colpa della gestione di Sarri o dell'avarizia della società sul mercato? Il secondo posto è la somma fedele del sacrificio di pochi"

Rassegna Stampa  
Corbo: Colpa della gestione di Sarri o dell'avarizia della società sul mercato? Il secondo posto è la somma fedele del sacrificio di pochi

Di seguito vi proponiamo l'editoriale di Antonio Corbo per l'edizione odierna de La Repubblica

Il pareggio per il Milan ha le suggestioni di un trionfo. Con 25 punti in meno dopo aver speso 200 milioni al mercato, è felice di aver resistito al Napoli. Il portiere Donnarumma, srotolando i suoi due metri a sinistra ha sventato il tiro corto di Milik, gol e sconfitta. Questi sono i fatti e questa è la dimensione della squadra che Sarri a tre anni dal suo arrivo riporta al secondo posto, con Champions ormai certa e premi in danaro già in banca. Ma qui non c’è festa, a meno 6 dalla Juve diventa insopportabile il viaggio di domenica a Torino, quasi a legittimare settimo scudetto della Juve. Un’atmosfera che sparge solo noia e dubbi: Sarri ed il ristretto commando dei suoi intoccabili fedelissimi potevano fare di più?
 
Perfido calcio, fermate i processi. Presto per distinguere le luci del primo girone dalle ombre di questa primavera deprimente. È dal 2-4 con la Roma al San Paolo, 3 marzo, che il Napoli sbanda. Accusa fatica e squilibri, si è chiesto troppo a troppo pochi, si è accettato di cedere giocatori a gennaio piuttosto che acquistarne altri, si è lasciato ossidare un modulo che intanto gli avversari imparavano a bloccare. Due personaggi sono così bravi da confondere le loro responsabilità.
 
Colpa di De Laurentiis che non ha speso nulla se non la voce per annunciare lo scudetto o di Sarri che non ha alternato i titolari lasciandoli arrugginire? Erano scarse e inadeguate le riserve o sono state quasi tutte murate in panchina? Questo è un dibattito da riaprire a fine stagione, quando con più chiarezza ne dovrà essere programmata un’altra. Per ora a Sarri e alla sua brigata bisogna garantire il rispetto per quanto hanno fatto e la serenità perché possano affrontare con dignità la sfida di Torino ed il resto del campionato. Hanno ancora carte da schiacciare sul campo non sempre verde del calcio.
 
L’ostruzionismo che il Napoli subì al mercato di gennaio è stato forse superiore persino alla parsimonia e volume di clausole di clausole che ritardano ogni acquisto.
 
Limitando l’analisi tecnica alla partita di ieri, è giusto ribadire che un pareggio a San Siro è pur sempre decoroso, i punti sono stati persi altrove e con Juve e Roma in casa. Opportuno ricordare che Donnarumma ha sventato il gol nel finale, su quel tiro che Milik è riuscito a battere a palla scoperta, come Diawara con il Chievo. Peccato. Proprio la bravura di Milik fa pensare che il gigante polacco meritasse più spazio, se solo lo si confronta l’astratto Mertens.
 
Con il solo Insigne dinamico in attacco per pura generosità, con Callejòn che sarà da tempo sdraiato su qualche spiaggia delle Baleari avendo lasciato qui una scialba controfigura, con Hamsik che subisce a cresta bassa ogni sostituzione, con Koulibaly costretto a fare il regista perché Jorginho anche ieri ha trovato in Kalinic l’ennesimo controllore, con tutti quei passaggi indietro perché mancavano l’accelerazione e l’intraprendenza per infilarsi nei gangli del Milan: a questo Napoli non va rimproverato nulla. Il secondo posto è la somma fedele del sacrificio di pochi. Lasciate che ritrovino nella memoria gli splendori perduti, coraggio ragazzi, mancano la Juve e poche altre, ma fin d’ora sentano l’affetto dei loro tifosi. La squadra è al di sopra di ogni rimorso. E potrebbe non essere finita qui.
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