Puntuale e coerente con i suoi misteri, si presenta per dire che non dirà nulla. In un calcio che diventa teatro, la commedia di ieri è al terzultimo atto. Ne mancano due: oggi, Roma-Napoli, la squadra che sognava contro quella che abbandona, quindi la quasi certa firma con l’Inter. Il club ideale: è fuori dal giro europeo, l’incubo di Mazzarri, sebbene non lo ammetta. Si è rivelato un penoso flop dividere il Napoli in due, titolari in A, riserve in Europa League. Come un drammaturgo, fissa non a caso la conferenza di ieri. Gli esperti di comunicazione spiegano i retropensieri più verosimili. Mazzarri aveva un triplo interesse a parlare: essere più che mai al centro dell’attenzione, rimarcare ai napoletani, ma anche a interisti, senza escludere milanisti e romanisti, i suoi «risultati storici». Terzo: lasciare un minimo spazio in caso di retromarcia verso Napoli. Mazzarri era nel labirinto. Aveva quattro squadre e nessuna. Una buona intesa con la Roma, ma era Allegri la prima scelta, lui la seconda. Trattativa rivelata da Berlusconi giovedì sera durante una cena elettorale, confermata di riflesso ieri, con la visita annullata al Milan. Come nascondere l’imbarazzo di un addio? Un’altra ipotesi attraeva Mazzarri: se davvero va Allegri alla Roma, avrà pensato, si libera la panchina del Milan. Una speranza infondata. In sala d’attesa c’è Clarence Seedorf, fresco di un corso per corrispondenza dal Brasile, un “Cepu” per allenatori. Inter, quindi. Marco Fassone, l’ex direttore generale passato all’Inter, ha saputo tacere. à stato decisivo. Stramaccioni prima ha reagito alle voci con stizza. «Mazzarri? qui si fa solo propaganda». Sperava di aver convinto il volubile presidente, offrendogli la chiave del giallo Inter. «Troppi infortuni». Elementare, se l’assassino è spesso il maggiordomo, nell’Inter è fatale accusare il preparatore atletico di un anno buio. Basta cambiarlo, e la luce si riaccende. Come nello spot di Gigi Proietti. Proprio Fassone fa notare a Moratti che il Napoli vanta un record: la più bassa quota di “indisponibili”. Merito di Giuseppe Pondrelli, ma soprattutto di Alfonso De Nicola, fisiatra con assistenti molto qualificati. De Laurentiis aveva però battuto sul tempo tutti, anche la Roma, confermando De Nicola per due anni. Ma quel primato accredita Mazzarri all’Inter e piega Stramaccioni. «Se mi esonera, posso solo ringraziare Moratti », si è finalmente rassegnato. Doveva sospettarlo Stramaccioni. Venerdì sera trovò sempre occupato il telefono di casa Moratti. Nelle stesse ore, sarà un caso, parlava a lungo dal fisso anche Mazzarri. «Tutti zitti fino a lunedì », il patto. Ma che inventerà oggi per dire e non dire? Da oggi si misurano inventiva, lucidità e coraggio di Aurelio De Laurentiis. Ha sondato una decina di allenatori, poi ridotti a 5. Chi prende? Gli manca un direttore generale. Gli farà ombra un partner carismatico e tecnico, ma può dividere con lui responsabilità da oggi molto pesanti.