Il Napoli sogna in grande e lo fa con stile americano. Perché è in piedi la trattativa per la cessione del club con Aurelio De Laurentiis che riflette per un'offerta da 2,2 miliardi di euro.
Anche sul fronte della possibile cessione del club la situazione sembra destinata a riaccendersi dopo una fase di rallentamento. Gli investitori americani continuano a credere fortemente nell’operazione e lo hanno fatto capire apertamente sui social, pubblicando messaggi pieni di entusiasmo accompagnati da un cuore azzurro. Dopo l’ultimo rilancio, il gruppo interessato all’acquisto del Napoli ha lasciato la città con sensazioni positive, condividendo parole di grande apprezzamento: secondo loro, il calore e la passione del popolo napoletano rendono questo luogo unico al mondo.
Nonostante le recenti frenate di Aurelio De Laurentiis, non si registra alcuna rottura nei dialoghi. Per ben due volte, infatti, il presidente ha rallentato la trattativa proprio quando sembrava vicina alla conclusione. De Laurentiis è consapevole dell’enorme valore economico dell’operazione, ma dopo 23 anni alla guida del club non vuole separarsi dalla sua creatura senza la certezza che finisca in mani affidabili. Da qui nascono le sue esitazioni, che però non equivalgono a una chiusura definitiva.
In passato il patron azzurro era stato categorico: «Il Napoli non è in vendita». Stavolta, invece, ha lasciato aperto uno spiraglio, spiegando che il nodo principale non riguarda il denaro, ma il legame emotivo con la società. Per questo motivo gli investitori statunitensi dovranno dimostrare di avere un interesse autentico verso il club e non soltanto finalità finanziarie.
Dal punto di vista economico, la solidità del gruppo non sembra in discussione. I contatti vengono gestiti soprattutto tramite Underdog Global Partners, società con sede a Greenwich, nel Connecticut, specializzata nella consulenza e nella gestione di realtà sportive. Sul proprio sito ufficiale, la società sottolinea l’importanza di costruire club capaci di ottenere risultati sia sul campo sia fuori, creando valore per tifosi, giocatori, partner e comunità locali. La filosofia dichiarata è chiara: le squadre non devono essere considerate semplici aziende, ma simboli identitari profondamente legati al territorio e alla cultura di una città.
Nei giorni scorsi i vertici di Underdog Global Partners — tra cui il fondatore Matt Rizzetta, il cofondatore Joseph Greco, Jason Wright e Rebecca Curran Elkins — sono stati a Napoli, assistendo a una gara degli azzurri e scattando alcune foto allo stadio di Fuorigrotta. Alle loro spalle c’è anche Ariel Investments, fondo con sede a Chicago che gestisce asset per circa 14 miliardi di dollari e possiede una quota del 16% del Manchester United.
L’obiettivo degli investitori americani sarebbe ambizioso: sviluppare in città un progetto sportivo più ampio, che includa non solo il calcio ma anche il basket, oltre a investimenti sulle infrastrutture, come stadio e palazzetto. Da parte loro ci sarebbe piena disponibilità a partecipare anche al restyling del Maradona, collaborando con Comune e Regione. Tuttavia, nonostante mesi di trattative e garanzie finanziarie molto solide, De Laurentiis non ha ancora sciolto le riserve. Dagli Stati Uniti dovranno convincerlo soprattutto sul piano umano e progettuale, dimostrando di avere davvero a cuore il futuro del Napoli.