L’istanza degli avvocati della famiglia di Ciro Esposito, Angelo e Sergio Pisani era partita lunedì scorso: «acquisire il fascicolo del procedimento “mafia capitale” e tutte le intercettazioni intercorse nei giorni precedenti e successivi per cui si procede tra il Carminati ed i soggetti appartenenti alla tifoseria della Roma ritenuti suoi fiancheggiatori». E ieri dal Palazzaccio è arrivata la risposta, per bocca del sostituto Eugenio Albamonte che con il collega Antonino Di Maio stanno indagando sull’omicidio del giovane tifoso azzurro. L’istanza dei legali è già al vaglio della Procura.
Un incrocio tra due indagini distinte, che presentano punti di connessione. Nella loro richiesta i fratelli Pisani sottolineavano che «lo stadio Olimpico è stato palestra di un gruppo di fiancheggiatori del “rivoluzionario armato” Massimo Carminati». «Alcuni di loro - affermano i legali - sono diventati, lo scrivono i magistrati nell’ordinanza di Mafia Capitale, suoi consiglieri». Ed è «notoria l’appartenenza di Daniele De Santis (che è indagato per omicidio volontario, ndr) sia alle frange più violente della tifoseria che agli ambienti dell’estrema destra. Proprio per tale motivo non si esclude che i fatti per cui si procede possano essere stati commentati con dovizia di particolari da soggetti attenzionati sia nella fase preparativa che nei momenti successivi ai noti eventi che videro coinvolto Ciro Esposito. In caso positivo - concludono Angelo e Sergio Pisani - si acquisirebbero importanti spunti investigativi soprattutto al fine di identificare i complici di De Santis».
E i sospetti dei legali potrebbero essere fondati. In ambienti investigativi non si esclude che i dialoghi verranno analizzati al fine di individuare nuovi elementi a carico dei quattro uomini con il casco nero, identificati e accusati di concorso in omicidio, che erano al fianco di De Santis durante gli scontri con i tifosi del Napoli nella zona di Tor di Quinto. Dalle carte della maxinchiesta potrebbero arrivare spunti «interessanti» anche per individuare eventuali altri soggetti che facevano parte del commando che scatenò gli incidenti nel prepartita della finale di Coppa Italia durante i quali Esposito venne raggiunto da un colpo di pistola a causa del quale morì dopo 53 giorni di agonia in un letto del Gemelli di Roma.
Dalle carte romane alcuni spunti già ci sono. In una intercettazione ambientale due dei protagonisti dell’inchiesta parlano tra loro. E uno di questi spiega di come in gioventù fosse legato alla stessa «batteria di rapinatori», «noi è tutto il gruppo dello stadio...tutto il gruppo nostro diciamo dell’opposta fazione il gruppo kio è...cioé portare quelli della politica dentro lo stadio per...da lì creare il gruppo e...che durante la settimana si occupava di alcune cose e poi la domenica di altre...tanto per farsi mancare nulla». E non solo. Nelle carte spunta la società «Boreale», la stessa del circolo - che doveva essere demolito in quanto abusivo ma ancora lì dov’è - dal quale partì l’attacco di Daniele De Santis al pullman dei tifosi del Napoli. Della «Us Boreale srl» scrivono i carabinieri del Ros a proposito di Roberto Viglianti, titolare della società e «in diretto contatto con Riccardo Brugia e Massimo Carminati - annota il Ros - con i quali appare mediare la compravendita di immobili e attività commerciali su Roma». Viglianti, che non risulta indagato, con la Us Boreale è coinvolto nella gestione dell’area del laghetto del Parco di Tor di Quinto, vicino a dove avvennero l’assalto e il ferimento di Esposito. Viglianti ha partecipato alla costruzione di un asilo e altre strutture nel Parco, nell’ambito dei progetti «Punti Verdi Qualità» del Comune, oggetto di altre indagini e secondo il Ros tra gli interessi del gruppo di Carminati. Viglianti, inoltre, ha contattato più volte il dirigente della As Roma ed ex giocatore dello stesso club Antonio Tempestilli, che chiama «Toni». «Stefano (per il Ros l’architetto dei lavori nel parco, ndr ) ha detto che sta andando bene - dice Viglianti a Tempestilli il 6 settembre 2012 - (...) serve un altro mese per tutta la documentazione (...) e poi probabilmente si parte». I due discutevano poi - annotano i carabinieri - delle suppellettili per l’asilo, del modo per estromettere l’Unione italiana sport per tutti (Uisp) e della controversia con un socio che aveva chiesto di riavere la quota. «Non è la stessa Boreale, è un’altra che ha i terreni a un chilometro da qui - fanno sapere gli occupanti della destra sociale del circolo dove viveva Gastone De Santis -. Volevano coinvolgerci nei loro affari ma li abbiamo cacciati via».