CdM - Chi ama non dimentica. Le Curve non perdonano Gargano, lui non reagisce: ha scelto Napoli
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Sulla maglia ha il numero settantasette, la smorfia dice: diavoli. Walter Gargano è indiavolato. Lo è quando corre, quando marca. E anche quando costruisce il gioco. E pensare che l’estate scorsa era arrivato nel ritiro di Dimaro col timore fondato di dover cambiare ancora una volta aria. L’uruguaiano e il giro dei prestiti: da Napoli a Milano, sponda Inter, e poi a Parma. Senza trovare una dimensione, rimpiangendo probabilmente la culla napoletana che lo aveva accolto quando era arrivato dal Danubio, nel 2007 a vent’anni. Cinque di contratto e un ingaggio di duecentomila euro a stagione. Resta fino al 2012 e nel frattempo firma un contratto più lungo e si assicura un milione di euro a stagione. A Napoli costruisce gioco e anche la sua vita privata: conosce e sposa Miska, sorella del compagno di squadra Hamsik. Due figli, Matias e Thiago, nati a Napoli.
Ai tifosi delle curve piace chiamarlo «cane» e non è un dispregiativo. Lui fa il mastino in mezzo al campo e se azzanna un avversario, difficile che molli la presa. Corre a perdifiato e anche questa caratteristica ha una spiegazione: ha un cuore più grosso della media e quindi le sue frequenze cardiache non raggiungono mai valori elevati. Ha una testa talmente dura che è difficile sorprenderlo in atteggiamenti arrendevoli. A Napoli alla fine è rimasto, chè a Benitez aveva chiesto una possibilità. Una carta che ha giocato al meglio, guadagnandosi la maglia di titolare. Chi ama non dimentica recita uno slogan ultrà. Nel bene e nel male. Gargano, uomo svolta nello spogliatoio di Rafa, per aver trasferito ai compagni carattere, personalità e anche fame di vittorie, è anche il calciatore che spacca sì il centrocampo, ma anche il popolo dei tifosi. Ingenerosamente e anche ingiustamente. Ma chi ama non dimentica e gli ultrà mai scorderanno le sue dichiarazioni quando dal Napoli si trasferì all’Inter. Disse che da bambino giocava con la play station e la sua squadra era l’Inter. E aggiunse: «Napoli è stato un trampolino di lancio, ora sono in un grande club». Lesa maestà, mancanza di rispetto - ritiene la curva - verso Napoli e il Napoli. Un peccato mortale da scontare a suon di fischi e striscioni contro.
Succede ovunque, per carità. La differenza piuttosto sta nell’atteggiamento di Gargano di fronte all’ostilità di una buona parte del suo pubblico. Mai una reazione, mai una parola fuori posto. Mai un gesto di insofferenza, di quelli che cui siamo abituati a vedere in molti stadi italiani. Se Icardi reagisce mandando a quel paese i tifosi di San Siro che gli restituiscono in malo modo la maglia che l’attaccante argentino aveva lanciato in segno di scuse per la sconfitta dell’Inter contro il Sassuolo, Gargano tante altre volte ha risposto con gli applausi ai fischi assordanti. La sfida di coppa con l’Inter, mercoledì sera, gli aveva riservato un striscione in curva B: «PS4, 77 seleziona l’altra squadra». Ancora una volta rinfacciandogli la scelta interista di qualche anno fa. Il resto dello stadio invece applaudiva la sua prestazione, ancora una volta, sontuosa e conclusa con fascia di capitano. Gargano è forte soprattutto di testa e ha un carattere anche spigoloso. Non cede alle provocazioni. Lui, mercoledì, era tornato a casa. Aveva indossato la maglia del Napoli e si era addormentato accanto ai suoi figli napoletani con la mano sul cuore. Una foto postata poi su twitter: «Nati a Napoli, scelgo Napoli #PersempreNapoli». Chi ama non dimentica. Romantico, nostagico. E vale sempre.

