QUAGLIARELLA NAPOLI - Torna in città Fabio Quagliarella per Napoli-Sampdoria. Per circa sei anni nessuno aveva capito nè apprezzato la scelta di passare alla Juventus, in quell'Elfsborg-Napoli prima della quale si ebbe la notizia della cessione e i tifosi sugli spalti in trasferta erano tutt'altro che contenti. "Elfsborg-Napoli è un punticino che ora si perde nella memoria, l’hanno strappato via la cronaca e i fatti che hanno sottratto a Fabio Quagliarella un pezzo di vita, comprese le emozioni di starsene a casa sua, nel proprio stadio, vibrando per se stesso e per quella maglia inseguita e poi tagliuzzata nell’inconsapevole verità da tacere, almeno sino a quando non sarebbe tornato ad essere lui", scrive l'edizione odierna del Corriere dello Sport.Â
«Nell’inferno in cui hai vissuto, enorme dignità . Ci riabbracceremo, Fabio, figlio di questa città », recitò lo striscione riappacificatore della Curva A. Un amore finito troppo in fretta, dopo un anno fatto di 37 partite e 11 reti. Poi riservatezza assoluta, insulti ingoiati tacendo a ogni passeggiata nel San Paolo da «nemico», infine il 17 febbraio del 2017 con la sentenza, e 24 giorni dopo quel Napoli-Sampdoria che l'ha ricongiunto con la sua gente con cori, applausi e striscioni.
Ma Quagliarella insegue uno storico record questa volta e il Corriere dello Sport in edicola oggi scrive:
"Il destino ha poi scelto ancora - e ne ha di fantasia, eh - perché dopo undici partite da bomber vero, con quel primato che condivide con Gabriel Batistuta, il San Paolo gli si para dinnanzi, fascinoso nella sua maestosità , per spalancargli le porte della Storia: ne ha segnati eccome al Napoli, ne ha fatti di fantastici, di favolosi, di pazzeschi (il tacco dell’andata, ve lo ricorderete), ne ha realizzati di significativi o di inutili, ed ha lasciato che restassero lì, senza una traccia d’esultanza, semmai persino con la sofferenza di chi ha un dovere verso se stesso e i propri tifosi e però poi ha un’anima e un’origine e radici dalle quali non riesce a staccarsi. E stasera non muta la scena, perché i sentimenti appartengono all’uomo: sa che Napoli l’aspetta, e anche lui la osserverà con quella tenerezza che ha avvertito ieri, all’arrivo nel Centro Storico di una città che può timbrargli l’esistenza e lasciarsi alle spalle (e definitivamente) quel dolore e quei rimpianti e persino Batistuta, carezzandosi il mento, alzando gli occhi al cielo, verso la «sua» curva. Capitemi, guagliù".