Albertino Bigon ha parlato alla Gazzetta dello Sport del suo passato e della sfida tra Milan e Napoli che si giocherà questa sera a San Siro:
L’altro scudetto da allenatore. Nel Napoli di Maradona e della monetina di Alemao.
«Un momento. Lo avremmo conquistato lo stesso, con un punto di vantaggio, anche senza la vittoria a tavolino di Bergamo contro l’Atalanta, visto come è poi andata a Verona per il Milan. Non abbiamo rubato niente. Allora c’erano delle regole che potevamo non condividere, ma visto che c’erano dovevamo rispettarle».
È stato il suo Napoli più forte?
«No, credo di no. Anche se c’era Diego Maradona. Il più forte è stato quello del 1967-68, con il Petisso Pesaola allenatore. Una squadra strepitosa. Io facevo parte di quella rosa, ero stato acquistato dal Padova, avevo giocato alcune partite, tornei, coppe e amichevoli. Ma in campionato neppure un minuto. Era impossibile. E così nel mercato d’ottobre sono stato ceduto alla Spal, in Serie A. Sa chi erano quei giocatori? Cané, Juliano, Altafini, Sivori, Barison e Orlando. Non so se mi spiego. Ah, e Zoff in porta…».
Adesso che Napoli è?
«Bello, anzi bellissimo. L’ho visto contro il Liverpool e i Rangers. Mamma mia, che squadra. Ha stravinto con una facilità disarmante. Lo scorso anno Spalletti ha avuto qualche problema, specialmente nel tribolato finale. Mi sa che quest’anno farà veramente bene».
Pioli è stato paragonato al Bigon del Napoli tricolore. Un gestore. È così?
«Non lo so, ma mi fa piacere. Una volta Totò Juliano ha detto che ero un allenatore anonimo, che non ho dato né tolto nulla al Napoli. Quindi un semplice gestore. L’ho sempre considerato un complimento. Gestire quei giocatori, specialmente nel secondo anno, con tutti i problemi di Maradona, non è stato facile. Comunque io ho vinto il 50% degli scudetti del Napoli. E del Sion, in Svizzera. Poi, mi pare, non ne hanno più conquistati».
Milan-Napoli come se la immagina?
«Una grande partita. Due squadre attrezzate per vincere. Non sarà decisiva, sicuramente bella. Il Milan non ha Leao, ma produce buon calcio con giocatori intelligenti: Maignan, Giroud, Tonali. Il Napoli senza Osimhen? Non mancano i sostituti. A me piace moltissimo Anguissa. E poi Kvaratskhelia, giocatore splendido, una fantastica sorpresa».
Milan vuol sempre dire Rivera. Napoli, Maradona. Lei ha giocato con il Golden Boy e allenato El Pibe de Oro. Il massimo. O no?
«Sì. Rivera è stato il più grande d’Italia. Maradona il migliore del mondo. Diciamo che ho attraversato il calcio che conta. Poi ho visto nascere altri due fenomeni: Franco Baresi nel mio ultimo Milan e Roberto Baggio nel mio ultimo Vicenza in serie C. Loro cominciavano, io finivo. Dai, mi è andata bene, è stata veramente un’affascinante avventura. Poi la mia vita piena di emozioni e certezze. Ho tre figli e otto nipotini. Sono stato fortunato».
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