Bia: "Ridicolo lasciare il campionato a metà: le partite in notturna in estate renderebbero felici tutti i tifosi"

Rassegna Stampa  
Bia: Ridicolo lasciare il campionato a metà: le partite in notturna in estate renderebbero felici tutti i tifosi

News calcio, Giovanni Bia parla del momento delicato del calcio

Ultimissime calcio - Giovanni Bia, difensore di un Bologna a dimensione europea alla fine degli anni Novanta, oggi stimato agente di calciatori, ha parlato all'edizione bolognese de La Repubblica:

Come lavora oggi chi fa il suo mestiere?

«Siamo in casa, come tutti. Niente appuntamenti, solo telefonate. Poche in realtà, perché anche in questo ambiente non si ha molta voglia di parlare di lavoro. Partite se ne guardano, questo sì».

Quali, se molti campionati hanno già chiuso i battenti?

«Quelle che non sono riuscito a guardare perché ero troppo impegnato. Così quando riprenderemo sarò più aggiornato».

I suoi assistiti?

«Li sento tutti i giorni, ma da qui posso fare poco. Di solito quando c’era un problema ci si vedeva subito. Adesso i ritmi sono tutti più lenti e incerti. A questo punto dell’anno si cominciava a incontrare le società, a fare l’agenda degli appuntamenti, a registrare le richieste dei direttori sportivi...la vita del rappresentante, quasi».

Far slittare gli Europei, diceva, è sacrosanto.

«Certo. Poi sarà fondamentale finire il campionato. Sarebbe ridicolo lasciarlo a metà. Se gli scienziati diranno che si può tornare in campo, è giusto farlo. Anche a metà luglio, se necessario. Secondo me si farebbero felici molte persone con le partite in notturna d’estate».

Come si immagina la riapertura degli stadi?

«Ci vorranno mesi per riabituare le persone a vivere tranquillamente gli spazi pubblici. Magari ci faranno usare la mascherina, chissà. Sicuramente la psicosi sarà dura a morire».

Il suo lavoro subirà dei cambiamenti?

«Il mio personalmente non credo: la tecnologia aiuta. Ci sono programmi specifici che monitorano tutti i campionati e ho alcuni collaboratori, su questo fronte. Ma il compito dell’agente, per come lo intendo io, è anche un po’ psicologico. È quello che sto cercando di trasmettere anche a mio figlio, che è arrivato fino alla Primavera del Bologna, poi ha deciso di investire in un lavoro a lunga durata, invece che rischiare di rimanere pochi anni in un mare incerto come il calcio. Ora fa l’agente. E devo dire che ha stoffa».

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