Troppo simili, per sopportarsi, Allegri e Sarri. Troppo rivali per non voler marcare ogni volta il territorio con la ferocia delle parole. «Una volta e' il campo, una volta e' la Champions, un’altra la settimana di riposo in meno: io non riesco a seguirlo a Maurizio. Secondo me la sua e' una strategia per crearmi confusione...dico solo che allenarsi una volta alla settimana fa bene, ma e' bello giocare ogni tre giorni». Massimiliano Allegri non allena solo la squadra piu' vincente degli ultimi anni in Italia. Ha bisogno qualche volta di travalicare e di entrare nel territorio dell’altro. D’altronde se c’e' uno che puo' rompere il dominio di Max questo e' proprio Maurizio. Come scrive Il Mattino:
"Nel mondo del calcio l’amicizia serve assai poco e quasi mai risulta indispensabile. Il primo ha collezionato ogni premio individuale possibile in Italia (dalla Panchina d’oro al premio Bearzot all’ultimo riconoscimento come miglior allenatore della serie A da parte dell’associazione Calciatori), il secondo ha vinto scudetti e sfiorato una Champions. Il cultore delle bellezza contro colui che insegue il pragmatismo dell’1-0 «perche' tanto nel calcio conta solo la vittoria». L’amicizia fra due coach importanti e' rara. Vent’anni fa, proprio in questi stessi giorni, Massimiliano Allegri si liberava del Padova per tentare di dare una mano al suo maestro, Giovanni Galeone: dovevano salvare il Napoli che andava a picco. La sua avventura in azzurro duro' solo sette partite e fu un disastro. Massimiliano e Maurizio, l’uomo in camicia bianca impeccabile e l’uomo in tuta".