Il calcio italiano si trova davanti a diverse questioni da affrontare. Da una parte câè il rilancio della Nazionale, reduce da tre Mondiali mancati, sul quale Roberto Mancini sta lavorando dopo la chiamata di Malagò, con i primi segnali che sembrano incoraggianti. Dallâaltra emerge un problema più silenzioso, ma altrettanto delicato: lâinfluenza crescente dei procuratori sul sistema.
à proprio sul fronte del potere degli agenti che potrebbe assumere un ruolo centrale lâasse tra Malagò e Simonelli, rispettivamente presidente della Federcalcio e numero uno della Lega Serie A. Una collaborazione che aveva già contribuito alla candidatura e allâelezione di Malagò alla guida della Federcalcio.
Il nuovo presidente vuole lasciare un segno durante il suo mandato e tra le priorità potrebbe esserci una revisione del ruolo dei procuratori. Il tema è quello di unâinfluenza diventata, secondo questa analisi, eccessiva nella gestione di contratti e rapporti con calciatori e allenatori, anche con la complicità di alcune società .
Il quadro non è però uniforme: accanto a professionisti seri e preparati, vengono segnalati operatori accusati di muoversi in maniera aggressiva e poco trasparente. Per questo lâobiettivo, secondo il Corriere della Sera, sarebbe rafforzare le regole, anche sulle percentuali delle commissioni, già previste ma spesso aggirate.
Secondo lâultimo report della Federcalcio, le commissioni versate agli agenti si aggirano intorno ai 300 milioni di euro. Una cifra enorme che alimenta il dibattito sul peso economico dei procuratori, alcuni dei quali hanno progressivamente ampliato il proprio ruolo fino a entrare in territori tradizionalmente affidati ai direttori sportivi.
Federcalcio e Serie A, storicamente spesso contrapposte, sembrano oggi più vicine. Lâidea potrebbe essere quella di costruire una linea comune anche a livello europeo, considerando che il problema supera i confini italiani. Dopo la tessera invocata da Buonfiglio, nellâagenda di Malagò e Simonelli entra così anche il dossier procuratori