Un mese da incubo, tra limiti mentali ed una frase di Benitez da interpretare...

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di Claudio Russo – twitter:@claudioruss

Quante cose possono cambiare in un mese. Da vincenti a perdenti, ma fenomeni a co....i, direbbero i più esagitati. In effetti, la situazione per il Napoli non è delle migliori. Mettendo da parte l'Europa League, che ha visto gli azzurri superare la Dinamo Mosca, il quadro non è positivissimo.

Nel giro di un mese, dal 23 febbraio al 23 marzo, il Napoli ha semplicemente dimenticato come si vince. Dal 2-0 contro il Sassuolo, anche abbastanza in scioltezza, un altro poker di partite che ha visto gli azzurri spegnersi lentamente contro il Torino, contro l'Inter, contro il Verona e contro l'Atalanta. Quattro prestazioni che hanno visto gli azzurri esprimere un gran calcio soltanto nei primi 70 minuti della sfida con i nerazzurri: Mancini preso a pallate dal primo minuto, doppio vantaggio e poi...e poi la testa si è spenta, di colpo, favorendo la risalita dell'Inter che alla fine è arrivata al pareggio con l'errore venale di Henrique.

Una delle caratteristiche che accomunano invece le partite contro Torino, Verona ed Atalanta è il primo tempo. Scialbo, senza tantissime idee o occasioni e spunti davvero clamorosi. Certo, ogni partita ha le sue sfaccettature: capita ad esempio che ieri sera German Denis salvi sulla linea un colpo di testa di Britos, oppure il Verona che parte a razzo e dopo aver trovato il gol con Toni si chiude dietro lasciando ben pochi spazi ai calciatori azzurri (apparsi comunque spenti in alcuni frangenti). Comunque, dicevamo del primo tempo: regalato, donato alla squadra avversaria in un impeto di gentilezza. 45 minuti nel complesso insufficienti, anche se non sono mai mancate le chance di potersi riprendere.

E' una questione mentale quella del Napoli? Spesso i calciatori sono sembrati un po' spaesati in mezzo al campo, anzi: un po' molli, capaci sì di reagire ma non di riuscire ad assestare il colpo definitivo, talvolta spenti con alcuni interpreti decisamente insufficienti o addirittura deleteri nelle loro prestazioni anonime. Questo, ovviamente, in campionato: in Europa League ed in Coppa Italia è più facile, forse, preparare le partite e concentrare tutte le proprie forze nel giro di 180 minuti all'interno dei quali poter dare tutto e raggiungere il risultato.

Tra le tante frasi dichiarate ieri sera da Rafa Benitez in conferenza stampa, una lascia pensare: "Parlare di un allenatore o di una società o di una squadra che debba dire che una competizione non interessa...io non so farlo, io provo a vincere con la rosa. Se dopo il risultato non arriva perchè il livello non è sufficiente non arriva, però io provo a vincere". Quale può essere l'interpretazione? Quella di un allenatore che, pur conscio dei limiti della propria squadra (frutto sempre delle scelte societarie fatte sul mercato), prova a spingere i suoi uomini al limite e anche oltre, rischiando di schiantarsi e andare incontro all'autodistruzione?

C'è da dire che, sicuramente, l'ambiente napoletano non aiuta troppo un Benitez che, dopo la prima espulsione in 22 anni da allenatore, è apparso un po' logoro anche per via del botta e risposta con Massimo Mauro: dai social network si è alzato il polverone delle polemiche aspre fin oltre il necessario, e così anche sui mezzi di informazione. L'equilibrio tanto auspicato, in fin dei conti, rimarrà una utopia. 

La sosta servirà ad alcuni per rigenerarsi, anche allo stesso Benitez"in Spagna diciamo che se ad aprile semini bene, a maggio raccogli bene...ed è ciò che proveremo a fare noi". El que en abril riega, en mayo siega. La prima partita è quella contro la Roma. Decisiva. Andasse male, nove punti in nove match sarebbero davvero difficili da recuperare. E il momento già è quello che è...

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