Nel calcio non c’è memoria. Ciò che di bello hai raggiunto un anno fa non vale più niente se inizi la stagione a rilento e con un mercato non roboante come le altre rivali. De Laurentiis è stato coerente da questo punto di vista. Ormai, le sue conferenze stampa estive vanno di fatto conservate perché preannuncia cosa puntualmente accadrà. Ricorderete la famosa frase con Spalletti al suo fianco (la smorfia di Luciano diventò un meme) sul fatto di provare a lottare per lo scudetto. Questa estate, il presidente disse chiaramente che il Napoli doveva pensare di più a cedere anziché acquistare.
Un anno fa, ci si crogiolava del fatto che il Napoli avesse più soldi di tutti da spendere sul mercato. Una 'strategia del male' anche sotto l'aspetto comunicativo poiché gli acquisti furono anche strapagati rispetto al loro reale valore di mercato. La realtà dei fatti è che il club ha vissuto un biennio da da applausi per i risultati di campo ma quella dimensione economica non era assolutamente sostenibile nel medio lungo periodo.
Al di là del discorso ricavi strutturali (cioè quelli che si suo il club produce a prescindere dalle tv, premi ed altro), il Napoli ha smesso di fare il Napoli. Non è un’accusa verso Manna che deve rispettare i parametri fissati dalla dirigenza. Il club ha sconfessato quella che era stata una strategia vincente fino al terzo scudetto con calciatori di prospettiva, dal grande valore economico e che potessero portare nel tempo plusvalenze. L'acquisto di Favasuli - oggi è sulla bocca di tutti - deve essere la stella polare per altre operazioni di mercato a gennaio e la prossima estate.
E poi, non è possibile che ad ogni momento negativo si invochi puntualmente la cessione del club da parte di Aurelio De Laurentiis. Il Napoli - con quella politica aziendale lì - ha vinto due tricolori ed due Supercoppe. Criticare è doveroso, ma invocare ogni volta la cessione creando fantasmi è un’altra cosa. Al Presidente bisognerebbe chiedergli perché il Napoli ha smesso di fare il Napoli sul mercato.
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