di Claudio Russo – twitter:@claudioruss
"If you think this is over / Then you're wrong" (Radiohead - Separator)-
La baraonda di critiche, di errori, di frasi dette lì per caso e di solite giravolte dopo la disastrosa partita giocata ieri sera dal Napoli al Bentegodi di Verona ha lasciato diversi strascichi. Volendo trarre qualche spunto, o magari fare qualche disamina sul match, possiamo isolare diversi argomenti.
LE SCELTE DI FORMAZIONE - Tra infortuni e squalifiche, alcune scelte erano praticamente già scritte: Faouzi Ghoulam a sinistra, Raul Albiol e Miguel Britos al centro, David López a centrocampo per garantire equilibrio, Gokhan Inler e Dries Mertens perchè in un buon momento di forma. L'infortunio di Manolo Gabbiadini, che lo ha tenuto fuori giovedì e dal quale non si è ancora ripreso al 100%, ha privato Rafa di un probabile titolare sulla fascia destra, dove ha agito Jonathan De Guzman al posto di Josè Callejon in nome del turnover e della rotazione dei giocatori praticamente obbligata visto il triplo fronte su cui è in gioco il Napoli. PS: cosa succede con Christian Maggio? Senza avanzare dubbi sulla sua esclusione dal match di Europa League, sebbene avesse fatto una parte di rifinitura davanti alla stampa durante la quale non aveva mostrato problemi.
IL RENDIMENTO DEGLI AZZURRI - Diversi calciatori del Napoli, ieri sera, hanno deluso enormemente. Hanno giocato molto al di sotto del loro rendimento, hanno palesato la loro inadeguatezza in quel determinato momento rappresentato dalla partita di ieri. Marek Hamsik, nel deserto di ieri sera, avrebbe potuto e dovuto, in nome anche della fascia di capitano che indossa, prendersi la squadra sulle spalle, prendersi il pallone dai compagni: ha voluto attaccare gli spazi in cerca di un pallone che dai piedi di David López, che playmaker non lo è e non lo sarà mai, quasi sempre non gli è arrivato. Detto di Hamsik, si può parlare anche di De Guzman: schierato sulla fascia destra, costretto a traslocare visto il rendimento di Mertens, Jonathan è andato in confusione subito. Doveva apportare copertura in fase difensiva, ed invece Pisano lo ha distrutto (così come Ghoulam contro Jacopo Sala, terzino solo sulla carta). In fase offensiva, invece, tanti e troppi passaggi semplici sbagliati, anche i facili appoggi. Venendo a mancare due terzi della trequarti offensiva e metà centrocampo (Inler ha potuto fare poco da solo, stretto nella morsa dei centrocampisti gialloblù), logicamente il Napoli avrebbe finito per soffrire. Ancora più se il Verona, da squadra provinciale quale è, si chiude in una trincea dopo il gol, con difesa e centrocampo praticamente a distanza di 10 metri. Al posto di Zapata, che ha avuto pochissime chance, anche Higuain avrebbe potuto fare poco.
LE PARANOIE MENTALI - Dal punto di vista della testa, Rafa Benitez è stato chiaro. La squadra non è matura per giocare su tre fronti allo stesso tempo con la stessa intensità. Se da una parte non è sicuramente abituata a farlo sul piano atletico, visti anche i tanti piccoli infortuni che stanno azzoppando diversi calciatori, dall'altro è l'aspetto mentale che ha preoccupato in più di una occasione. Contro la Dinamo il Napoli ha subito gol dopo 70 secondi e ha rischiato di subire ancora prima di reagire e trovare in Higuain la soluzione a tutti i mali. Contro il Verona, dopo il gol, gli azzurri non sono riusciti a trovare un varco che fosse uno, e nemmeno una scintilla che accendesse la fantasia di un azzurro in mezzo al campo. Mentre con Palermo e Torino è stato regalato, inspiegabilmente, un tempo agli avversari. Questione di testa su cui Rafa Benitez deve lavorare, e lo ha detto lui in primis. C'è bisogno di ritmo, qualità e carattere: un trio di caratteristiche sfortunatamente mancate.
L'AMBIENTE BIPOLARE - Apriti cielo, dopo il 2-0 del Verona tutti hanno potuto dire la loro, spaziando tra le offese. Come una trottola, che quando vinci sei un campione e quandi perdi sei un..., insomma ci siamo capiti. La trottola, poi, alla fine cade perchè non ha equilibrio. Una dote purtroppo sconosciuta all'ambiente partenopeo, umorale al massimo e capace di portarti in trionfo un attimo prima di gettarti nella spazzatura: la prestazione di De Guzman nell'organico, la prestazione di Ghoulam nella plastica, la prestazione di David López nell'indifferenziato. La missione di Rafa è quella di far crescere non solo la squadra, ma anche una platea che, dopo aver provato l'ebbrezza di qualche anno di calcio di alto livello, non si accontenta ma pretende sempre di più, quasi incapace di capire che un progetto, parola tanto abusata, ha bisogno di tempo per esser costruito dalle fondamenta. Anche da parte di Aurelio De Laurentiis che, ieri sera, avrebbe potuto anche scrivere un tweet positivo in grado di far calmare un po' le acque e dare un segnale di fiducia ad un ambiente bipolare. Ma vista la situazione, con Benitez in scadenza (non si vedranno che tra un mese, Rafa dixit), sarebbe stato un coinvolgimento troppo profondo.
UNA STAGIONE DA FINIRE - A leggere certi commenti, la sconfitta di ieri sera a Verona pare abbia sancito l'eliminazione del Napoli non solo dal campionato, ma anche dall'Europa League e dalla Coppa Italia. Una sconfitta che fa fuori tutto. Ovviamente, non è così. Certo, aver dilapidato il vantaggio che c'era sulla Lazio (impiegata su un solo fronte) è grave ma la stagione non è finita ieri. Non è finita fin quando le competizioni non lo saranno, e solo allora si potranno emettere giudizi definitivi. Ci si può limitare a dire che il rendimento dev'essere capovolto il più in fretta possibile, anche perchè in campionato sono già state buttate all'aria diverse chance di raggiungimento del secondo posto che vale i gironi di Champions League. Poi è ovvio, i 18 punti di distacco dalla Juventus fanno venir meno tutte le belle parole dette prima della stagione, da parte di tutti. Da parte di Rafa Benitez, costretto a lottare ancora una volta contro tutti. Da parte dei calciatori, alcuni dei quali in palese debito fisico e mentale vista la sfida del Bentegodi. Da parte di Aurelio De Laurentiis, a metà tra scelte di mercato ritardate (i 'no' di Gonalons e Kramer a distanza di mesi sono due coltellate) che sono costate diversi punti di percentuale di raggiungimento della Champions League, ed un progetto basato sulla valorizzazione dei calciatori con relative plusvalenze pur di mandare avanti un sogno destinato ad essere realizzato per metà. Il momento è duro, anche perchè le altre squadre non restano con le mani in mano: ma non è per via di tre sconfitte consecutive in trasferta ed un atteggiamento pessimo che bisogna gettare tutto nel cassonetto della spazzatura.
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