Chi pensava che Antonio Conte potesse accontentarsi di un finale di campionato pensando solo a blindare la zona Champions si sbagliava di grosso. Fino a quando ci sarà la matematica, l’allenatore del Napoli proverà in tutti i modi a rompere le scatole alla capolista Inter pur sapendo che serve un vero e proprio suicidio sportivo da parte della squadra di Chivu.
No, Conte non è un matto né un sognatore. Quando esprime il concetto di mettere pressione vuole mandare un messaggio ad Inter, Milan, ma soprattutto allo spogliatoio. Ha capito che bisogna alzare il mirino per portare in porto la nave perché la testa deve essere sempre sul pezzo senza mai andare in stand-by. In poche parole, l’allenatore del Napoli dice di voler dare fastidio alla capolista con l’obiettivo di tenere tutti sulla corda per un finale di stagione in crescendo e senza strappi al motore per citare Lucio Battisti nella famosa canzone “Sì, viaggiare”.
Questa chiave di lettura è confermata da un gesto che Conte ripete ogni partita in qualsiasi frangente. Lo si vede sempre fare il segno della testa, anzi urla sempre questa parola a chi è in campo. Se l’interruttore è in modalità off, si rischiano figure ed errori anche banali come è accaduto ieri in alcuni frangenti a Cagliari dove il tecnico, platealmente spazientito, ha calciato via un pallone terminato (al minuto 13) presso la sua panchina. Ecco, Conte non vuole più calciare palloni in quel modo perché la squadra è disattenta o con la testa altrove. Abbassare la guardia non rientra per niente nel codice Conte. Parlare di pressione va bene, così come sognare. Non costa nulla, ma serve al Napoli per chiudere al meglio.