di Bruno Galvan. Twitter: @BrunoGalvan85
La speranza è l’ultima a morire, ma quella del Napoli di andare in Champions è pari allo zero. Sperare nelle disgrazie altrui non è il massimo e questa squadra per quello che ha dimostrato nell’arco di tutto il campionato, onestamente non merita l’accesso al terzo posto. La responsabilità più grande di questa stagione è di Aurelio De Laurentiis che si è dimostrato più ‘ragioniere’ che imprenditore. Se il futuro del Napoli deve essere legato esclusivamente agli introiti derivanti dalle Coppe, mentre l’investimento personale di De Laurentiis deve essere poco o nulla in termini finanziari, il progetto Napoli non può che galleggiare fra il secondo ed il quinto posto. Ok, è tutto grasso che cola se analizziamo la storia del club così come una gestione finanziaria da applausi che permetterà al club di ripianare il prossimo deficit finanziario. Ma tutto questo non può bastare se vuoi davvero vincere e competere realmente per farlo. La politica societaria di questo club si è rivelata non pronta per il definitivo salto di qualità. Quando si prende Rafa Benitez, abituato a lavorare in un certo modo, serve un progetto e una società in grado di supportare le sue idee. L’illusione del primo anno è passata per realtà solo perché sono arrivati i 70 milioni di Cavani da reinvestire sul mercato. Il paradosso più grande è che a distanza di due anni, Benitez si è ritrovato a ribadire le stesse cose di quando arrivò a Napoli. De Laurentiis gli promise strutture e altro, ma ai fatti non si è mosso nulla. Benitez, allenatore di fama mondiale, non è esente anche lui da colpe. Quando in estate la campagna acquisti è stata disattesa per questioni economiche, da grande comunicatore e persona intelligente avrebbe dovuto far capire tra le righe che le promesse erano state disattese. Lo spagnolo ci ha messo la faccia in prima persona nel progetto Napoli ed è stato coerente nelle sue scelte (anche sbagliando) ma senza mai voler abbandonare la nave. Il nome Benitez ha calamitato grandi campioni come Higuain e Reina che a Napoli non sarebbero mai venuti senza di lui. L’ eccessiva fiducia nel club alla fine l’ha tradito perché a pagare è sempre l’allenatore e non la società che ha sprecato un’occasione storica per fare il salto di qualità con un allenatore che ha vinto tutto e poteva far decollare il Napoli.
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