Le statistiche vanno lette, ma devono essere anche interpretate e contestualizzate. Che Allegri non stia simpatico a qualcuno è un fatto ormai risaputo. E non solo a Napoli. Câè chi aspetta una sconfitta per tirare fuori la solita tesi di un allenatore datato che non fa giocare bene la squadra. Ovviamente, ci aggiungiamo anche le sostituzioni: quando le indovina viene elogiato viceversa si aumenta il peso delle critiche spesso frutto di pregiudizi e non di una chiave di lettura obiettiva e scevra da tutto.
Dicevamo come si faccia notare come Allegri - numeri alla mano - abbia 6 punti in meno rispetto alla gestione Conte dello scorso anno. Quel Napoli - alla quarta giornata di campionato - aveva conquistato 12 punti frutto di vittorie contro Sassuolo, Cagliari, Fiorentina e Pisa. Tutti avversari ampiamente alla portata di quella rosa che fu rinforzata con investimenti da milioni di euro.
Il Napoli - è un dato oggettivo - ha 6 punti in classifica dopo 4 giornate. Gli azzurri sono andati a punti contro Genoa e Bologna mentre sono rimasti a mani vuote nelle sfide con Como ed Inter. Ecco, quello che può sembrare un dettaglio di poco conto risulta essere avere un peso specifico nellâanalisi. Un conto è aver giocato - con tutto il rispetto dovuto, ci mancherebbe - con Sassuolo, Cagliari, Fiorentina e Pisa. Un altro è invece aver affrontato Como ed Inter che hanno un valore superiore dal punto di vista tecnico a questo poker di squadre con cui il Napoli si confrontò ad inizio stagione. In Champions League, il paragone si può fare in quanto l'Arsenal vale quel Manchester City come potenziale.
Il paragone con lo scorso anno sarà più attendibile e veritiero più avanti. Sostenere che oggi il Napoli ha 6 punti in meno rispetto lo scorso anno è un fatto, ci mancherebbe. Ma andrebbe contestualizzato bene altrimenti si strumentalizza sempre in virtù di quel famoso pregiudizio che non fa bene a nessuno. Se Allegri farà bene o male, lo dirà sempre e solo il campo. I dati però interpretiamoli bene.
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