"Marotta attacca la Juve parlando di Calvarese e Cuadrado, un match che però fece danni solo al Napoli; avrebbe dovuto parlare di Orsato e Pjanic e di come vinceva la Juventus quando c'era lui". Di seguito un estratto del lungo articolo pubblicato dal giornalista Paolo Ziliani sul suo profilo X.
"Cosâè successo quindi ieri con Marotta? à successo che il presidente dellâInter, con una mossa degna del mago Houdini, si è presentato al colto e allâinclita vestendo i panni di vittima della Juventus quando lâunico, vero, grande danneggiato da quel rigore ridicolo e da quel gol segnato da Cuadrado al minuto 89 fu un altro club, il Napoli. Che alla penultima di campionato si presentò con 73 punti contro i 72 della Juventus; vinse 2-0 a Firenze andando a quota 76 e se la Juve avesse pareggiato con lâInter - senza il furto del rigore la sfida sarebbe finita 2-2 - si sarebbe matematicamente qualificato alla Champions. Il Napoli di Gattuso sarebbe andato infatti a +3 sulla Juventus (76 contro 73) e anche perdendo lâultima partita col Verona sarebbe rimasto 4° in virtù di una differenza reti (+47 contro +35 della Juve alla 36^ giornata) enormemente migliore rispetto a quella dei bianconeri.
E dunque, se il colossale danno sportivo ed economico lo ricevette il Napoli, che câentra tirare in ballo Juventus-Inter 3-2 e annoverarla tra le rovine dellâInter causate dalle razzie di Madama? I 60-70 milioni che la Juventus sgraffignò, di cui Marotta parla, e cioè gli introiti che il club ricevette qualificandosi alla Champions, Madama non li sottrasse allâInter, li sottrasse al Napoli. E fu al Napoli che spazzolò i punti del Ranking UEFA che le consentirono di partecipare (assieme allâInter) al Mondiale per club portandosi a casa, malcontati, altri 30 milioni.
E così come i giornali e i media al gran completo fecero letteralmente finta di niente di fronte alla malefatta consumatasi al minuto 89 di quel Juventus-Inter 3-2, allo stesso modo le proteste interiste per quella partita persa in modo così grottesco si spensero, ammesso che ci siano state, nel giro di un nanosecondo. Quella sconfitta era acqua fresca. LâInter aveva già vinto lo scudetto e non ci fu un solo tifoso che dormì male quella notte.
Beppe Marotta bazzica nel calcio da quando aveva i calzoni corti e la bussola per orientarsi nel Grande Circo e capire quando una malefatta colpisce te o colpisce qualcun altro non gli manca. Per rispetto dellâInter e della storia dellâInter avrebbe potuto e dovuto denunciare dunque, in questa straniante querelle con la Juventus (con sé stesso?), episodi e partite che realmente hanno inferto ferite al club nerazzurro e ai suoi tifosi. E per non andare troppo indietro nel tempo, al rigore-non rigore Iuliano-Ronaldo col famoso âSi vergogni!â di Gigi Simoni o alla squadra ragazzi mandata in campo a Torino nel 1961 in segno di protesta contro lo scudetto scippato allâInter per mano di Umberto Agnelli presidente della Juventus e presidente della FIGC, per restare ai giorni nostri - dicevo - Marotta avrebbe potuto e dovuto parlare della ben più grave, deleteria e sordida Inter-Juventus 2-3 del 28 aprile 2018. Perchè quellâInter, allenata da Spalletti, a quattro giornate dalla fine era disperatamente in corsa per il 4° posto e i punti le servivano come il pane: tantâè che alla fine soltanto il miracolo del 3-2 dellâultima giornata strappato in casa della Lazio con gol di Vecino nel finale la riportò a pari punti con la stessa Lazio regalandole lâaccesso alla Champions in virtù dei migliori risultati negli scontri diretti (0-0, 3-2).
Quel che successe a San Siro la sera del 28 aprile 2018 grida, in questo caso sì, ancora oggi vendetta. Orsato espulse Vecino dopo 20 minuti costringendo lâInter a giocare tre quarti di gara in 10 uomini. Nel secondo tempo, sul risultato di 2-2, lâarbitro vide da due passi Pjanic, già ammonito, fare unâentrata da kung fu su Raphina: un intervento da rosso diretto. Invece non solo Orsato non estrasse il cartellino rosso, ma nemmeno il cartellino giallo. Pjanic restò incredibilmente in campo, la Juventus continuò a giocare con lâuomo in più fino a che alla fine con un gol di Higuain vinse la partita. Ma lo scandalo fu enorme, e tenne banco per mesi e anzi per anni perchè la mancata sanzione a Pjanic non aveva, e ancora oggi non ha, spiegazioni logiche. Cercò di scovarle il Procuratore Federale Pecoraro che chiese allâAIA la registrazione dei colloqui avvenuti in quei burrascosi minuti tra lâarbitro Orsato e il VAR Valeri. LâAIA sâinventò tutte le scuse possibili e immaginabili, che lâaudio era stato cancellato, che non esisteva, che câera ma non di quei minuti: alla fine il nastro non uscì mai dal Palazzo arbitrale e Pecoraro, il Procuratore, disgustato pensò bene di rassegnare le dimissioni. Indagava in un mondo che gli impediva di indagare. Fu lui a dirlo. E a ribadirlo.
Detto che quel 3-2, oltre a mettere in salita il finale di campionato dellâInter tolse di fatto lo scudetto dalle mani del Napoli di Sarri (che aveva appena vinto 1-0 in casa della Juventus arrivandole a un punto, 84 contro 85: se la Juve avesse pareggiato a San Siro, come stava avvenendo, quella sera stessa il Napoli vincendo a Firenze lâavrebbe superata di un punto a 3 giornate dalla fine), detto questo, dicevo, è del tutto evidente il motivo per cui Beppe Marotta non può permettersi di tirare in ballo quella partita - e molte altre di quegli anni - che nella storia dellâInter resta scandalosa: non può perchè alla guida della prepotente, furfante e canaglia Juventus câera lui. Lui era il deus ex machina di quella squadra che vinceva gli scudetti con i Tagliavento che non vedevano i gol di Muntari; le Supercoppe con i Mazzoleni che espellevano due giocatori e lâallenatore della squadra rivale (guarda caso il Napoli); altri scudetti con gli Orsato che non vedevano i giocatori juventini compiere entrate da arresto con manette a danno degli interisti.
I tifosi dellâInter, ieri, hanno sentito parlare il loro presidente e hanno avvertito nelle sue parole fermezza e fierezza. Si sono sentiti orgogliosi. Ma se è vero che il Diavolo non si trasforma in acqua santa (e viceversa), sotto il vestito la verità è unâaltra: anche se oggi lavora allâInter, di Marotta ce nâè uno. E ieri, glissando, sviando e depistando, lo ha dimostrato".