Il calcio inglese è scosso da una vertigine senza precedenti: secondo quanto rivelato da The Athletic (sezione sportiva del New York Times), il Manchester City sarebbe stato riconosciuto colpevole di quasi 114 delle 115 accuse pendenti relative alla violazione delle norme sul Fair Play Finanziario e sulle regole di redditività e sostenibilità (PSR) della Premier League.
Pur in assenza di un comunicato ufficiale definitivo, lo scenario prefigura conseguenze devastanti per la società di Manchester. Le sanzioni sul tavolo della commissione indipendente spaziano in una casistica estrema: da una maxi-multa a una penalizzazione record in classifica, fino ad arrivare alle ipotesi più drammatiche come la retrocessione d'ufficio o la formale espulsione dal massimo campionato inglese.
Il procedimento affonda le sue radici nell'inchiesta avviata a seguito delle rivelazioni del quotidiano tedesco Der Spiegel nel novembre 2018. Sul banco degli imputati c'è un decennio di gestione (2009-2018) segnato da presunti accordi di sponsorizzazione gonfiati, mancata trasparenza sui reali ingaggi di tesserati e allenatori e sistematiche violazioni dei paletti economico-finanziari.
In attesa dei passi formali e del preannunciato ricorso, l'ambiente dei Citizens ha affidato ai microfoni di The Athletic una prima presa di posizione informale, richiamando la linea difensiva adottata fin dal febbraio 2023:
«Il processo della Premier League è ancora in corso, con elementi significativi ancora da completare e soggetti a una rigorosa riservatezza. Pertanto, la posizione del Manchester City FC rimane coerente con la dichiarazione rilasciata dal club nel febbraio 2023. Il club ha diligentemente rispettato il giusto processo per otto anni, partendo dal presupposto che il consiglio di amministrazione e la dirigenza della Premier League si sarebbero comportati come un organo di regolamentazione indipendente, imparziale ed equo, libero da influenze di parte.»