DALLA setacciata tra le prime quattro, chi poteva uscirne meglio se non la Juve? I bianconeri hanno vinto con prepotente personalità a Napoli, e non con un Napoli qualsiasi, riprendendo la fuga e soprattutto zittendo gli spifferi che a Torino cominciavano a infastidire. Conte, a cui molti già nostalgicamente pensavano struggendosi, non è mai riuscito a espugnare il San Paolo, Allegri ci è invece riuscito al primo colpo aggiornando un successo che mancava da quattordici anni e mezzo, un’era geologica: questa è una di quelle domeniche che, quando arriverà il momento dei bilanci, verranno ricordate come cruciali. Intanto, il Napoli esce definitivamente dal giro: aveva una speranziella, ieri sera si è spenta. E la Juve ha vinto anche senza giocare a livelli mostruosi. Stavolta la prima della classe non ha fatto scialo di sé. Se ha talora (o anche spesso) sofferto, è stato semplicemente perché ha subito l’impatto di un avversario che, a certe condizioni, sa essere alla sua altezza. E ieri le condizioni c’erano, anche se lo spettacolo non è stato all’altezza di quello di Doha: non lo ha replicato a livello di raffinatezze tecniche ma in quanto a emozioni sì, quelle non sono mai mancate. Il Napoli non avrebbe meritato di perdere, è stata una partita giocata sul filo malgrado sia poi finita con due gol di scarto, ma la Juve ha meritato di vincere: in questo apparente paradosso c’è il senso della serata, ma c’è anche il progresso juventino rispetto agli ultimi balbettii. Ieri i campioni d’Italia non hanno sfavillato di bellezza, ma hanno sfoderato una di quelle prestazioni toste e sode (e qualche colpo d’ala sublime, tipo i gol di Pogba e Vidal) che il più delle volte spiegano come mai abbiano più punti di tutti gli altri. La Juve non s’è seduta sul vantaggio. Non ha sprecato i momenti (per altro relativamente rari) di superiorità. Soprattutto, non è andata nel panico quando il Napoli l’ha raggiunta, ma forse perché la squadra di Benitez è stata minacciosa dal primo all’ultimo e dunque ha sempre tenuto attivo ogni allarme bianconero. L’equilibrio, in definitiva, l’ha spostato il capolavoro di Pogba, perché i due gol analoghi di due difensori non troppo prolifici (prima Britos poi Caceres, al rientro dopo un lungo calvario e anche in lieve fuorigioco) hanno solo arrotondato il punteggio. La volée nel primo tempo del francese, per la quale lui stesso ha provato meraviglia, è invece l’immagine della serata: il campione bambino ha domato prima con il pensiero e poi con la classe un pallone che era schizzato tra Tevez e Llorente e poi nei suoi pressi, cioè sul vertice sinistro dell’area, da dove l’ha infilato nell’angolo più lontano. Persino il San Paolo, pur raggelato, ha saputo apprezzare: qui hanno il palato fine. Non da meno è stato il sigillo di Vidal quattro minuti dopo il novantesimo, a conclusione di un contropiede pilotato da Morata che ha colto il Napoli scoperto e disperato. Il sinistro di Arturo, potente ed elegante assieme, è stato il titolo di coda della partita ma forse anche quello d’inizio di una nuova fase del campionato. Il Napoli aveva appena avuto gli ultimi sussulti sfiorando di un niente il 2-2 con Higuain, dopo che Zapata s’era assurdamente tuffato al limite dell’area dopo aver saltato Buffon, cercando un rigore e beccandosi invece un giallo per simulazione. È stato un match di sussulti, poco razionale e molto istintivo, fatto di slanci e passioni napoletane e di più lucide gestioni bianconere. Allegri non s’è vergognato di barricarsi con un difensore in più, Benitez ha buttato sul campo manciate di attaccanti, la gente ha avuto il cuore in tumulto per tutto il tempo e alla fine ha applaudito vincitori e sconfitti, come era giusto che fosse. Ci fossero più Napoli-Juventus, il nostro calcio sarebbe migliore