Con una continuità d’azione invidiabile, l’energumeno è stato uno dei protagonisti di Fiorentina-Inter. Piazzato dietro la panchina interista, il tizio, uno spettatore della tribuna, ha tuonato felice, a lungo, implacabile, instancabile, fiorentinissimo: «Sei bucoooooooo. Ammettilo, Mancini, sei bucooooooooo ». Verso metà del secondo tempo, il Mancio si è persino girato verso di lui, sorridendo: «Ma la vuoi finire?», e la cosa in effetti è poi finita lì, o quasi. Perché nella stessa tribuna non era difficile individuare altri tifosi che brandivano gli ormai celebri cartoncini con dentro il disegno di un finocchio, o di un finocchio con le sembianze di Mancini. E nella curva fiorentina non è mancato uno striscione con un riferimento a San Valentino e al Mancio, sempre dello stesso tenore. Nulla di nuovo. Va così da quasi un mese, cioè dalla polemica di Mancini con Sarri sugli insulti alla fine di Napoli- Inter. Insulti omofobi per Mancini, normali offese per il giudice sportivo, che sanzionò Sarri in modo lieve. Già in quei giorni, dalle prime reazioni della cosiddetta opinione pubblica, o anche solo dall’univoca curiosità che la vicenda aveva creato nei più («Ma Mancini si è così arrabbiato perché è davvero gay?»), Mancini capì che la storia gli si sarebbe ritorta contro, perché l’Italia è questa. Infatti si inizia a Torino contro la Juve, striscione “Mancini, cosa fai l’8 marzo?”, e contorno di cori vari. Si prosegue nel derby, quando alle scritte della curva rossonera si aggiunsero i finocchi lanciati dai vip proprio dietro le panchine, da un settore riservatissimo e in teoria con ospiti ben conosciuti dal Milan, cui Mancini rispose con il dito medio alzato. A Verona si sono ascoltati canti in dialetto che alludevano all’omosessualità del Mancio, e a Firenze ancora canti, cori e per l’appunto finocchi. Viva l’Italia, e non finisce qui: l’Inter ha in calendario altre sei trasferte, e ne sentiremo ancora delle belle. Se non altro, i produttori di finocchio ringraziano: mai stati così popolari