La prima volta di Benitez, mai squalificato in carriera. Un battesimo mal digerito, figlio (stando al comunicato emesso dal giudice sportivo) delle accuse lanciate nei confronti del calcio italiano. Una giornata di stop e il ricorso organizzato dal club nel tentativo di tramutare la pena in ammenda pecuniaria. Non basterà, però, a contenere la delusione dell’allenatore, scosso per l’accaduto e per nulla contento del messaggio passato dopo il match: da una parte i cattivi, vestiti d’azzurro, e dall’altra i buoni, capeggiati dal pacato Donadoni. Screzi che aumentano forse le distanze tra il tecnico ed il campionano nostrano, visto con occhio sempre critico, sin dai tempi dell’inter. E i motivi di discussione non si fermano certamente alla decisione di Tosel. Resta sul tavolo il rinnovo del contratto, fatto di continui tira e molla, di riavvicinamenti e di separazioni fulminee. Una trattativa che non da certezze, in un senso e nell’altro, un po’ come il Napoli ondivago dell’ultimo biennio, capace di grandi imprese e di tragiche cadute. L’ultima, al Tardini, rischia di lasciare il segno, almeno per quel che concerne il cammino in serie A, non ancora pregiudicato ma messo a rischio dagli innumerevoli passi falsi, maturati al cospetto di avversari nettamente inferiori. Non la maniera migliore per approcciarsi al match da dentro o fuori con il Dnipro, anticipato dunque da temi che poco hanno a che fare col rettangolo verde e che rischiano invero di compromettere la concentrazione del gruppo. A prendere il sopravvento, nell’occasione, non sono state le possibili scelte di Benitez, le difficoltà ambientali che la compagine partenopea riscontrerà a Kiev ma discorsi di altra natura, figli di quel “maledetto” uno a uno “conquistato” a Parma. Da oggi, dopo giorni di polemiche e di voci incontrollate, si torna a parlare di calcio. Troppo tardi, forse, per una partita che avrebbe meritato un’attesa diversa. Una semifinale europea non capita un giorno si e l’altro pure, basti pensare che da queste parti mancava da ben ventisei anni. Starà dunque a Benitez serrare le fila e proiettare lo sguardo e i pensieri della squadra unicamente sulla delicatissima sfida di Kiev. Ed è necessario quanto opportuno che il Napoli, proprio in questo momento, si affidi all’esperienza del suo allenatore, uno abituato a sfide così importanti. Lo stesso tecnico dovrà esser bravo nel lasciarsi alle spalle la rabbia montata dopo la squalifica e le voci insistenti sul suo futuro. Le distrazioni non sono più ammesse, il Napoli va a giocarsi un pezzo di storia grande quanto i sogni e le speranze dei suoi tifosi.