È ufficialmente partita la corsa alla presidenza della FIGC. Da una parte Adriano Galliani, ex amministratore delegato del Milan, dall'altra Giovanni Malagò, attuale commissario straordinario della Federcalcio. Due candidature che promettono una battaglia serrata in vista delle elezioni del prossimo 14 dicembre.
Galliani ha già ufficializzato la propria candidatura, mentre per Malagò è atteso l'annuncio nelle prossime ore. Nel frattempo, la partita politica si sta giocando soprattutto sulle firme dei club di Serie A: l'ex dirigente rossonero e l'ex presidente del CONI stanno cercando di raccogliere consensi tra le diverse componenti del calcio italiano.
Adriano Galliani può contare sul sostegno di Assocalciatori e Assoallenatori, le due componenti che hanno già accreditato la sua candidatura. Insieme rappresentano il 30% del peso elettorale dell'assemblea.
Sul fronte della Serie A, Galliani avrebbe inoltre il sostegno di Atalanta, Cagliari, Como, Inter e Milan. Restano invece ancora da chiarire le posizioni di Juventus, Lazio, Sassuolo e Venezia.
La componente della massima serie pesa complessivamente il 18% nell'assemblea elettiva. Secondo le stime riportate, Galliani partirebbe da una base potenziale compresa tra il 34 e il 37% dei voti.
Giovanni Malagò si prepara a ufficializzare la propria candidatura facendo leva sulle firme di undici società di Serie A: Bologna, Fiorentina, Frosinone, Genoa, Lecce, Monza, Napoli, Parma, Roma, Torino e Udinese.
Non è escluso che il numero possa salire ulteriormente, arrivando a 14 o 15 club. Tuttavia, c'è un aspetto fondamentale da considerare: la firma a sostegno di una candidatura non obbliga necessariamente a votare per quel candidato.
La base elettorale iniziale di Malagò viene stimata intorno all'11-12%. Un punto di partenza che lo costringerebbe a lavorare molto per conquistare ulteriori consensi nelle prossime settimane.
La partita non si giocherà soltanto in Serie A. La Serie B rappresenta il 6% dei voti e potrebbe seguire, almeno in parte, gli orientamenti della massima categoria.
La Lega Pro, invece, pesa il 12% e potrebbe mantenere una posizione di equilibrio, lasciando libertà di voto alle proprie società.
Il vero ago della bilancia potrebbe però essere la Lega Nazionale Dilettanti, che da sola rappresenta il 34% dell'assemblea elettiva. Una componente decisiva per determinare il prossimo presidente federale.
Al centro delle strategie c'è anche Giancarlo Abete, presidente della LND, che non dovrebbe ricandidarsi. La sua posizione sarà fondamentale per capire verso quale candidato si orienterà una parte consistente del mondo dilettantistico.
I rapporti tra Abete e Malagò non sono semplici: i due sono da tempo protagonisti di visioni differenti nella politica sportiva italiana. Allo stesso tempo, negli ultimi mesi si è aperta una frattura tra la LND e le componenti di calciatori e allenatori, dopo il sostegno di queste ultime a Malagò.
Uno scenario complesso, nel quale le alleanze tradizionali potrebbero non essere sufficienti a prevedere il risultato finale.
Secondo l'analisi pubblicata, Galliani partirebbe da una posizione elettorale più favorevole rispetto a Malagò. L'ex dirigente del Milan potrebbe inoltre contare su una rete di rapporti costruita in decenni di attività nel calcio italiano, con il possibile sostegno di Beppe Marotta.
Malagò, invece, dovrà ampliare sensibilmente la propria base di consensi, cercando voti anche tra le componenti che non hanno ancora espresso una posizione definitiva.
La vera partita, quindi, si giocherà nelle prossime settimane, attraverso incontri, trattative e contatti con società e delegati. Il 14 dicembre si avvicina e la successione alla guida della FIGC è tutt'altro che decisa.