Ultime notizie Napoli - Crescono i casi di epatite A in Campania e aumentano gli sforzi delle istituzioni per contenere l’infezione e il panico. «Numeri sopra la media, ma nessuna emergenza». Afferma in conferenza stampa il dottor Raffaele Di Sarno, responsabile del pronto soccorso infettivologico dell’ospedale Cotugno di Napoli, dove i ricoverati per epatite A sono arrivati a 53, ai quali si aggiungono 9 pazienti in pronto soccorso.
Ma i pazienti non destano particolare preoccupazione, e hanno tutti un'età compresa fra i 30 e i 40 anni. Se sul campo ospedaliero ci si confronta con gli effetti della contaminazione, su quello epidemiologico si cerca di trovare quale sia il tramite attraverso il quale si stanno diffondendo i contagi. L’indiziato principale restano i frutti di mare, quasi tutti i 53 ricoverati al Cotugno hanno riferito di averli mangiati crudi. Le indagini e i controlli, però, non si fermano alla filiera dei molluschi, ma sono già sotto la lente di ingrandimento di NAS e ASL, anche le filiere di frutta, ortaggi e verdure,
Ma come racconta il Corriere del Mezzogiorno oggi in edicola, non sono solo cozze e molluschi il problema:
"Il 19 marzo, un mese dopo, la Regione Campania decide per un «ulteriore rafforzamento delle attività di controllo lungo l’intera filiera dei molluschi». I casi però di epatite A accertati, in quel momento, sono già 133. A questo punto sui molluschi flegrei si stringono le indagini epidemiologiche e la cozza diventa il colpevole perfetto. Il dubbio però che il mitile sia più un capro espiatorio che si assume la responsabilità di una contaminazione di cui è vittima e di un contagio di cui è un tramite, resta.
La contaminazione degli allevamenti di molluschi è, infatti, il segnale di un mare sporco; un mare che nella zona flegrea è da anni al centro delle battaglie di attivisti che denunciano scarichi fognari illegali e sistemi di collettamento inefficienti o non funzionanti. Si spiegherebbe così la presenza di fattori inquinanti nei molluschi regolarmente coltivati".
