Tutto cambia quando padre e figlio, l’uno di 56 anni e l’altro di 30, si dicono: lasciamo il passato alle spalle. E quel rapporto nato così tardi recupera in fretta e diventa, se possibile, ancora più forte. Diego Armando Maradona e Diego jr avevano giocato insieme, un mese fa, la partita del cuore all’Olimpico. Era bastato per dire al mondo che i vincoli di sangue non si interrompono mai.Dieguito è rientrato ieri da Buenos Aires, da dove suo padre è appena partito per Zurigo. Tra dieci giorni si rivedranno a Napoli, saranno insieme anche al San Carlo. Due uomini diversi, cresciuti. Chissà se l’essersi ritrovati non abbia segnato per Maradona il punto di equilibrio tra il campione indiscusso e l’uomo tormentato, che tornerà a Napoli trent’anni dopo e con venti chili in meno. Si sta allenando per il San Carlo, proprio come se fosse il San Paolo, il suo stadio. Dove fu accolto il 5 luglio 1984 da ottantamila tifosi ai quali regalò i primi palleggi. Con il pallone andrà anche in teatro, in barba alle polemiche di questi giorni. Non è soltanto un cambiamento fisico. «Papà è felicissimo in questo momento – racconta Dieguito – segue da tempo un programma di alimentazione specifico, si allena ogni giorno e fa una vita regolare». Maradona suda e lavora in palestra, mangia poco e bene: un regalo per sé e per la sua città . «Dovremmo essere tutti contenti del suo ritorno, che sia al San Carlo o al San Paolo non fa differenza. Napoli vive difficoltà quotidiane, godiamoci la gioia della presenza qui di chi ci ha fatto gioire».