L'editoriale di Chiariello: "Mai avrei voluto Allegri, ma la scelta ci sta per un motivo. ADL convinto di una cosa"
10:07
Notizie Napoli - Il giornalista Umberto Chiariello, a Canale 21, fa il punto della situazione in casa Napoli con il suo classico editoriale:
"Alla fine è stato Massimiliano Allegri, il nome più gettonato nelle previsioni per il dopo Conte. Del resto non è una novità per lui raccogliere un'eredità del genere: lo ha già fatto alla Juventus, e con enorme successo.
Quando Antonio Conte lasciò la Juventus dopo tre anni di vittorie, sbattendo la porta nei primi giorni di ritiro con il celebre paragone del ristorante — «se devi mangiare in un ristorante da 100 euro non puoi presentarti con 10 euro in tasca» — sosteneva che quella squadra non fosse in grado di competere in Europa.
Al suo posto arrivò Allegri. E i risultati parlano da soli: cinque scudetti, due finali di Champions League, diverse Coppe Italia e Supercoppe. Un ciclo straordinario che ancora oggi rappresenta il punto più alto della sua carriera.
È anche vero, però, che da allora Allegri ha vissuto molto di quella rendita. Negli anni successivi ha conquistato soltanto una Coppa Italia, un bottino che, per esempio, eguaglia quello di Vincenzo Italiano, protagonista però di un'impresa storica come quella del Bologna, tornato a vincere un trofeo dopo sessant'anni.
Nel frattempo, altre società hanno vissuto momenti complicati. Basta guardare alla Lazio, diventata un ambiente sempre più difficile da gestire: giocatori che vogliono partire, allenatori che esitano ad accettare l'incarico, una tensione costante che rende complicata qualsiasi programmazione.
Per questo la scelta di Allegri al Napoli continua a far discutere. In città, tra i tifosi e nel resto d'Italia, il dibattito è acceso. Eppure un dato è incontestabile: non c'è allenatore italiano libero con un palmarès più ricco del suo.
La sua storia parla di sei campionati vinti, proprio come Conte. La differenza è che Conte ci è riuscito in tre piazze diverse, mentre Allegri ha costruito i suoi successi tra Milan e Juventus e ora proverà a replicarsi in una terza città.
Ai sei scudetti vanno aggiunte due finali di Champions League. Certo, non le ha vinte, ma raggiungere due finali europee non è un dettaglio. Negli ultimi vent'anni, a parte il Triplete dell'Inter di Mourinho, le uniche finali italiane sono state quelle dell'Inter recente e le due della Juventus di Allegri. Un traguardo che resta di assoluto prestigio.
Probabilmente è stato proprio questo a convincere Aurelio De Laurentiis. Un ragionamento che il presidente aveva già lasciato intendere nella conferenza stampa congiunta con Conte.
In quell'occasione disse: «Antonio, con questa squadra e senza infortuni avresti vinto di nuovo lo scudetto». Una frase che Conte, paradossalmente, ha finito per smentire, sostenendo che senza alcuni problemi fisici il Napoli forse non sarebbe arrivato nemmeno secondo.
Ma il concetto espresso da De Laurentiis era chiaro: il presidente è convinto di avere una rosa molto forte che, con pochi innesti e una stagione più fortunata dal punto di vista fisico, possa continuare a lottare per il titolo.
D'altronde il Napoli ha investito molto. Alcuni giocatori che con Conte hanno trovato poco spazio potrebbero essere valorizzati da un altro allenatore. Il pensiero corre subito a Lang, ma anche a Lucca, Marianucci, Rafa Marin e a tutti quei calciatori finiti ai margini durante la gestione Conte.
Da questo punto di vista, la scelta di Allegri rappresenta una continuità. Ma anche una discontinuità.
Conte è un macigno per chiunque venga dopo di lui. Confrontarsi con i suoi risultati è difficilissimo. Arrivare primo, secondo e vincere una Supercoppa in appena due anni è qualcosa che nella storia del Napoli trova pochissimi precedenti.
Solo Ottavio Bianchi riuscì a conquistare due trofei in una stagione, campionato e Coppa Italia. Solo Alberto Bigon vinse campionato e Supercoppa nello stesso anno. Nessun altro. E il valore di questi successi aumenta ulteriormente se si considera il contesto contemporaneo, dopo oltre vent'anni di digiuno.
Eppure proprio la discontinuità potrebbe favorire Allegri.
Quando Mourinho lasciò l'Inter dopo il Triplete, la società scelse Rafa Benitez, l'esatto opposto del portoghese. La squadra non accettò mai davvero quel cambiamento. I giocatori erano ancora legatissimi a Mourinho, continuavano a sentirlo e a confrontarsi con lui. L'esperienza di Benitez era praticamente destinata a fallire fin dall'inizio.
Con Conte, invece, accade spesso il contrario.
Conte ha una straordinaria capacità di accendere immediatamente la squadra. Costringe le società a investire, pretende rinforzi di livello, alza l'intensità e porta risultati in tempi rapidissimi. Ma il prezzo è un livello di pressione enorme.
Alla lunga, quel metodo può diventare difficile da sostenere. E quando Conte va via, il gruppo spesso vive il cambiamento come una liberazione. Non c'è nostalgia, ma sollievo. Per questo chi arriva dopo di lui trova spesso un ambiente pronto ad accogliere metodi diversi.
È un vantaggio importante per Allegri, soprattutto perché il gruppo non sembra particolarmente legato a Conte. E anche Kevin De Bruyne ha lasciato intendere qualcosa in questa direzione.
Il belga ha parlato apertamente di un calcio molto difensivo, una considerazione che ha fatto discutere. Quando certi giudizi venivano espressi da giornalisti e opinionisti, si parlava di critiche preconcette. Quando a dirlo è un fuoriclasse come De Bruyne, però, il peso delle parole cambia.
Il paradosso è che, se esiste un allenatore con una fama ancora più difensivista di Conte, quello è proprio Allegri.
Per questo sarà interessante capire come si svilupperà il rapporto tra il tecnico e De Bruyne. Il belga arriva da anni trascorsi con Guardiola, un allenatore che unisce estetica e risultati, calcio offensivo e dominio del gioco. È naturale che un giocatore con quelle caratteristiche preferisca una squadra propositiva piuttosto che passare gran parte del tempo a difendere.
D'altra parte Allegri, pur essendo più prudente, concede spesso maggiore libertà creativa ai giocatori di talento. Conte assegna compiti molto rigidi; Allegri tende invece a lasciare più spazio all'iniziativa individuale. È questo il motivo per cui molti pensano che De Bruyne possa trovarsi meglio con lui.
Basti pensare a come Allegri ha gestito giocatori come Modri? o Rabiot, valorizzandone qualità e personalità.
Resta però il dubbio sull'impianto tattico. Il 4-3-3 ipotizzato potrebbe facilmente trasformarsi in un sistema molto più prudente. Le statistiche raccontano di una squadra che pressa poco e preferisce difendere con un blocco basso.
Vedremo se a Napoli assisteremo a una versione diversa di Allegri. È quello che si augurano in molti.
Il tecnico non arriva con l'obbligo assoluto di vincere, ma con la possibilità concreta di farlo. Ha esperienza, ha trofei, ha vissuto ad altissimi livelli. Rimane però una domanda: è ancora l'allenatore che era dieci anni fa?
Gli ultimi anni non sono stati brillanti e l'ultima esperienza si è conclusa con molte critiche. A Napoli, però, troverà un ambiente compatto. Giovanni Manna lo ha fortemente voluto, De Laurentiis era convinto della scelta e la squadra sembra pronta ad accoglierlo positivamente.
I tifosi napoletani, poi, hanno sempre avuto una certa predilezione per chi arriva con una bacheca piena di trofei.
Personalmente continuo a pensare che Allegri non sarebbe stata la mia prima scelta per la panchina del Napoli. Tuttavia mi auguro di essere smentito. Mi auguro che ritrovi l'energia, le idee e l'orgoglio dei suoi anni migliori".

