Il 22 dicembre è arrivato. Sembrava così lontano quando si decise la data per la disputa del match di Supercoppa italiana tra la Juve, vincitrice del campionato, e il Napoli trionfatore nella finale di coppa Italia con la Fiorentina. Sarebbe stato bello poter giocare in uno stadio di 60mila posti in Italia e non in un uno di 14mila in Qatar. Ma nessuno avrebbe fatto guadagnare così tanti soldi alla Lega e ad Agnelli e De Laurentiis se non i ricchissimi arabi di Doha. Nonostante ciò sarà sicuramente una bella partita tra due formazioni che in una sfida secca possono far vivere momenti di grande calcio. Conoscendo la forza dei bianconeri, ci si aspetta che gli azzurri si dimostrino molto più bravi di quanto sono con una prova perfetta e spettacolare. Sarebbe bello poter alzare un altro trofeo nel giro di sette mesi con Benitez in panchina. La cosa importante è che se vince il Napoli nessuno ci venga a dire che è una coppetta. Due anni fa quando la Juve scippò la Supercoppa a Mazzarri e soci i festeggiamenti sembrarano quelli della Champions League. Di certo non è la stessa cosa della vecchia Coppacampioni ma resta un titolo prestigioso che il club partenopeo, nella sua storia, l’ha alzato una sola volta. Ventiquattro anni fa quando c’era Maradona. Sarebbe il caso di rimetterla finalmente in bacheca per poi guardare al futuro con uno spirito diverso. Bisognerà capire, poi, chi sarà l’allenatore del futuro. Ieri De Laurentiis ha mandato un messaggio preciso a Rafa. «Se non ha pazienza di aspettare il nostro progetto può anche andare via», ha detto don Aurelio. Criticando neanche velatamente il modulo “europeo”. Che siano le avvisaglie di un addio già deciso?