Il Corriere del Mezzogiorno scrive sul dialogo degli ultras giallorossi con i calciatori di Garcia al termine di Roma-Fiorentina: "Se fosse un gioco — e purtroppo non lo è — si chiamerebbe come quello della Settimana enigmistica : «Trova le differenze». È sufficiente accostare infatti le due immagini per comprendere i diversi (e incomprensibili) atteggiamenti del mondo del calcio davanti a due episodi analoghi. I distinguo, ovviamente, sono partiti immediatamente: «I napoletani tentavano di impedire lo svolgimento della partita, i romanisti volevano solo spiegazioni». Pur volendo sorvolare sulla decisamente non trascurabile circostanza che i tifosi del Napoli chiedevano seppur «illegittimamente» notizie sulla sorte di Ciro Esposito — il tifoso azzurro che era stato colpito da Daniele De Santis a Tor di Quinto e che quella sera era ancora ferito (morirà poi in ospedale) — sarebbe ora che il mondo del calcio, al di là dei colori e del peso politico di ogni società, reagisse a questi episodi senza inutili campanilismi. Quando a essere protagonisti di quella che fu definita «intollerabile tracotanza» furono gli ultras del Napoli, infatti, si scatenarono inchieste, interpellanze, interrogazioni parlamentari. Il giorno dopo la vergogna di Roma (che è la vergogna del calcio italiano, a qualsiasi latitudine ci si schieri), l’indignazione è stata invece decisamente più contenuta. Eppure i calciatori «ostaggi» delle curve sono un problema nazionale, da Napoli a Roma, a Genova, a Parma. «Il solito rito barbaro» attacca su Repubblica Maurizio Crosetti, uno dei pochi a denunciare con veemenza la scena dell’Olimpico. «Come Ivan il serbo e come Genny ’a carogna — scrive — ecco l’immancabile energumeno ultrà a cavallo di una balaustra, ecco una squadra prona sotto la curva, ecco una leggenda del calcio italiano, Francesco Totti, a dover dar retta al becero chinando il capo». Ivan il serbo fu arrestato. Genny ’a carogna ha avuto un Daspo e un procedimento penale per «scavalcamento delle recinzioni». Beninteso, provvedimenti auspicati da chi sogna stadi dove l’ordine pubblico non sia affare degli ultras. Ma, proprio per questo, è ora che quei provvedimenti vengano adottati nei confronti di tutti i capibastone, non solo di alcuni. Ché, altrimenti, il sospetto di discriminazione rischierebbe di infiammare ancor di più la brace che cova sotto la cenere delle curve"