Rasmus Hojlund porta nel Napoli energia, forza e una voglia costante di lasciare il segno. Il suo racconto ai microfoni dei canali ufficiali della Lega Serie A parte dall'infanzia, dal rapporto con suo padre e i suoi fratelli e prosegue poi all'interno dello stadio Diego Armando Maradona, per parlare del rimpianto campione argentino ma anche dei tifosi napoletani.
Leggi l'estratto dell'intervista di Hojlund alla Lega Serie A qui su CalcioNapoli24.
L'attaccante danese si presenta: "Mi chiamo Rasmus Hojlund, ho 23 anni, gioco per il Napoli e la nazionale danese. Il calcio è sempre stato la mia vita, davvero. Nono conosco altro oltre al calcio. I miei fratelli giocano, la mia famiglia gioca. Tutti quelli che conosco. Per me tutto è calcio".
Hojlund parla degli esordi e della sua famiglia: "Mio padre ha costruito un piccolo campo da calcio nello scantinato quando avevamo circa 10 anni. Poi ci siamo trasferiti nella nuova casa, e mio padre è un costruttore quindi si assicurò che la casa avesse un campo nel seminterrato. Ovviamente è stato lui a iniziare tutto, ci ha fatto iniziare a giocare a calcio e queste cose qua. Ma poi, dopo, è stata una mia iniziativa voler diventare un professionista in seguito. Mio padre voleva che diventassi un calciatore professionista. Ho praticato molti sport: nuoto, badminton, tennis, tutti i tipi di sport, per capire se volevo fare altre cose oltre al calcio. Ma per me il calcio è la cosa migliore ed è per questo che alla fine ho continuato a farlo".

Hojlund viene condotto di fronte alla statua di Diego Armando Maradona posta all'interno dello stadio. La indica e osserva: "Qui sembra davvero arrabbiato. Non l'avevo mai notato. Non ci pensi troppo, ma quando ti trovi qui e lo guardi è davvero speciale. à probabilmente uno dei calciatori migliori di sempre, se non il migliore, soprattutto per la sua epoca. Era molto più avanti di tutti gli altri per quanto riguarda la capacità tecnica con la palla. Ero troppo giovane per vederlo giocare ma mio padre ne parla molto bene. Incredibile. à anche mancino. Questo è importante".
La seconda tappa del viaggio è proprio lo stadio. Hojlund sale sugli spalti, dove siedono solitamente i tifosi: "Questo è un po' diverso da quello a cui sono abituato di solito. Lo stadio sembra un po' più grande quando sei quassù. Quando sono in campo, non penso troppo a chi sta lì ma ovviamente quando giochiamo partite importanti si percepisce, ad esempio in Champions League, si sente prime delle ultime parole, urlano tipo "The Champions!" quando suona l'inno.. ed è molto speciale. E anche quando giochiamo partite importanti contro squadre come Juventus, Milan, Inter, si percepisce che l'energia dentro lo stadio è di un altro livello".
à l'occasione per parlare anche della pressione generata da un tifo così appassionato: "Ormai è normale giocare con la pressione dei campioni d'Italia. Ovviamente devi dare il massimo ogni volta che giochi, segnare gol e vincere le partite. Ma mi piace anche questo. Penso che sia positivo per la mia crescita ed è positivo per me giocare e spingermi ancora di più. Mi piace giocare qui davanti a tutto il Maradona".
Si parla poi delle differenze tra Bergamo e Napoli, avendo lui già giocato in Serie A con l'Atalanta: "Il Napoli è diverso dall'Atalanta e anche da Bergamo, come città . Il tempo è un po' meglio qui rispetto al nord. E poi ovviamente la squadra è diversa, gli allenatori sono diversi. Quindi ci sono molte cose diverse rispetto alla mia prima esperienza in Italia. Di Napoli mi piacciono molto il clima, la cultura e la gente, quindi sì, per ora mi sta piacendo. Ho due cose preferite: mi piace molto la mozzarella di bufala, è davvero buona, e poi anche il pesce spada".
E del calcio italiano in generale: "Quando dici "Made in Italy" penso a Maldini, forse a Nesta, Inzaghi, Vieri, Totti, grandi giocatori".
Hojlund torna poi a parlare del rapporto che ha con la famiglia: "La mia famiglia viene qui allo stadio ad ogni partita. La mia ragazza vive qui con me quindi guarda ogni partita e se mio padre non è qui o mia madre, ci sono comunque i miei suoceri, c'è mio cognato, i miei amici. Ho sempre qualcuno qui allo stadio che guarda le partite. Prima di andare in campo prego per mia nonna. à morta di cancro quando avevo 15 o 16 anni e da allora semplicemente voglio che lei sia in qualche modo lì ogni volta che gioco perché mi ha aiutato ad andare a molte partite quando ero più giovane ed è sempre stata molto di sosegno nei confronti miei e della mia famiglia".
Il suo sogno da bambino: "Quando avevo tipo 10 anni avevo fatto una lista: giocare in Nazionale e ottenere il mio primo contratto da professionista, e l'ho fatto. Cosa di cui sono molto felice ma voglio continuare a lavorare e migliorarmi ancora, segnare più gol, vincere più trofei ed essere ancora più importante per le squadre dove gioco. Fare ancora di più per il Napoli e per la Nazionale".
L'intervista ad Hojlund si chiude così: "Voglio essere ricordato come una persona che non si arrende mai, che cerca di migliorare sempre di più. Semplicemente un ragazzo molto umile che vuole lavorare sodo e fare il meglio che può".