Cristiano Ronaldo rompe il silenzio: "Jorge Jesus si è rimangiato la parola data!"

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Autore Simone Guadagno Giornalista pubblicista · Specialista SEO

Cristiano Ronaldo e il caso con il Portogallo di Jorge Jesus: il comunicato

Ultime notizie - Cristiano Ronaldo vuota il sacco e fa chiarezza su quanto accaduto con il Portogallo del CT Jorge Jesus. CR7 ha diramato un lunghissimo e durissimo comunicato raccontando la sua versione dei fatti. Per la superstar dei lusitani tutto parte da una promessa fattagli da Jorge Jesus lo scorso 27 settembre, quando il CT aveva garantito a Ronaldo che lo avrebbe schierato in campo per 30 minuti, cosa che poi non è accaduta.

Da questo episodio, la situazione è precipitata, con Ronaldo che non si è allenato e che ha abbandonato il ritiro, costringendo all'intervento Pedro Proenca, presidente della Federazione portoghese. 

Cristiano Ronaldo e il caso con il Portogallo di Jorge Jesus: il comunicato

Il comunicato di Cristiano Ronaldo

Di seguito la nota di CR7:

"Questa è la verità su quanto accaduto con Jorge Jesus.

Come promesso, ho deciso di raccontare, in prima persona e direttamente, gli eventi che hanno caratterizzato l'ultimo ritiro della Nazionale.

Dopo i Mondiali del 2026 ho preparato una lettera al popolo portoghese, che conservo ancora, con le parole che avrei voluto rivolgere loro quando avrei lasciato definitivamente la nazionale.

Al termine della competizione, già sul volo di ritorno dagli Stati Uniti, il Presidente della Federazione mi ha chiesto e insistito affinché riconsiderassi la mia decisione di andarmene, perché la FPF voleva che continuassi.

Subito dopo mi ha chiesto un parere sul nome dell'attuale commissario tecnico, che stava valutando insieme ad altri nomi che non mi ha rivelato.

Ho risposto al Presidente della Federazione che, a mio avviso, sarebbe stata la scelta giusta.

Per questo, il giorno della presentazione dell'attuale commissario tecnico, ero sinceramente contento della scelta. È stata la decisione giusta, come confermano i risultati.

Qualche giorno dopo ho avuto un primo contatto con il nuovo allenatore della nazionale, in cui mi disse che gli sarebbe piaciuto incontrarmi di persona. Ho accettato e abbiamo fissato l'incontro per la fine delle mie vacanze.

Ci siamo incontrati alla Cidade do Futebol, dove la mia squadra stava svolgendo il ritiro pre-campionato.

Quel giorno l'allenatore mi ha detto che contava su di me e che la mia presenza era fondamentale per il suo progetto. Mi ha presentato, lì per lì, un piano per la mia partecipazione. Mi ha detto che avrei giocato la prima e l'ultima partita e che, per motivi di gestione fisica, avrebbe sempre effettuato tre o quattro cambi a partita.

A quel punto lui ha proposto la possibilità di non partire con la nazionale per Norvegia e Danimarca. La sua proposta era di giocare la prima partita e rimanere in Portogallo, per poi ricongiungermi alla squadra prima della partita al Do Dragão.

Ho rifiutato immediatamente questa proposta. Mi sembrava ovvio che non potessi accettarla. Non era certo perché non avrei giocato le partite all'estero che avrei smesso di essere il capitano della squadra. Quel privilegio di rimanere in Portogallo non sarebbe stato un buon esempio.

L'allenatore alla fine ha concordato con la mia analisi.

A questa conversazione ha partecipato Simão Coutinho, direttore sportivo dell'Al Nassr, la persona a cui l'attuale allenatore ha fatto riferimento per tutta la scorsa stagione e uno dei responsabili del suo ingaggio da parte del club per il 2025.

La sera dell'inizio del ritiro, l'allenatore è venuto a casa mia a Lisbona, su sua richiesta, per un altro colloquio. La conversazione è stata serena e tutto quello che abbiamo concordato ad agosto è stato confermato.

Ho giocato la partita ad Alvalade e, pur essendo stato sostituito, non ho fatto storie. Ho messo io stesso la fascia da capitano a Bruno Fernandes, ben lontano dall'immaginare che quello potesse essere il mio ultimo gesto da giocatore e capitano della Nazionale. Quel giorno ciò che contava per me era la nostra vittoria. Vincere è sempre bello; in Portogallo e per il mio Paese, ancora meglio.

A pranzo, il giorno della partita in Norvegia, un assistente dell'allenatore si è avvicinato al tavolo dove il gruppo stava pranzando e mi ha informato che l'allenatore voleva parlarmi.

Con mia grande sorpresa, l'allenatore mi ha chiesto se fossi in grado di giocare 30 minuti. Ero completamente concentrato sul mio recupero fisico, integrato con i miei compagni come sempre, e pensavo che non avrei giocato quel giorno. Senza alcun problema.

Questa richiesta era al di fuori del mio programma di recupero e allenamento, dato che avrei giocato solo il 4 al Do Dragão, ma ovviamente ho detto di sì. Lui rispose che allora avrei dovuto essere pronto perché avrei giocato 30 minuti.

Il resto lo sanno tutti. Mi sono riscaldato dall'intervallo, ho guardato i minuti passare e non sono stato chiamato in campo.

L'allenatore si è rimangiato la parola data".

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