C’è un bivio a Fuorigrotta e solo una è la strada virtuosa: il Napoli deve vincere se vuole inquadrare la Juventus e, eventualmente, pure lo scudetto. Poi, con 20 partite da giocare, tutto potrà accadere, anche che una squadra quasi morta il 27 agosto 2014 dopo la derrota in Champions a Bilbao torni in corsa per il campionato. Fantasie? Per gli annunciati 55 mila fedeli che stiperanno il vecchio e purtroppo inadeguato San Paolo no. «Ed è giusto così — dice Rafa Benitez —. I tifosi devono sognare». Il tecnico invece frena, al solito: «Noi dobbiamo mantenere l’equilibrio». Ma troppo equilibrio davanti a un bivio non serve. Alla fine si deve scegliere. Oggi dunque servirà osare, avere lo stesso coraggio mostrato a Doha. Cercando di sfruttare l’onda positiva del trionfo in Supercoppa, che ha dimostrato che la Juve è battibile, e della passeggiata di Cesena, che ha confermato che lo stato di forma azzurro è alto. A meno di imprevisti guizzi del cuscino, il famoso consigliere finale di Benitez, la squadra dovrebbe proprio essere quella di Cesena, con Britos terzino sinistro, il duo David Lopez-Gargano in mediana, Higuain totem d’attacco. L’unica incertezza è il trequartista di sinistra (De Guzman o Mertens?), la certezza è che i due nuovi Strinic e Gabbiadini partiranno dalla panchina. L’arma in più è la straforma del Pipita e di Callejon e la possibilità, con lui e Hamsik redivivo, di attaccare sulla stretto la coppia centrale juventina, ultimamente in difficoltà. Il rischio è esporre Britos, fuori ruolo, alla percussione di Lichsteiner (non più la stessa dei tempi di Conte, però) e agli allargamenti di Tevez e dei centrocampisti guastatori. Più di tutto, però, al Napoli servirà la testa. Rafa style: attaccare sempre, senza fretta ma senza pausa, con una sola missione in mente. L’alternativa è restare dove si è. Non è un brutto posto, ma c’è di meglio.