Ultime notizie SSC Napoli - Gentili lettrici e lettori di CalcioNapoli24, vi diamo il benvenuto alla conferenza stampa di Cristian Chivu alla vigilia di Inter-Napoli, gara valida per la 20ª giornata Serie A.

Di seguito le sue dichiarazioni durante l'incontro con la stampa:
"Com'è cambiata la squadra? Col lavoro, dando continuità a quanto di buono si è provato di fare. Con la convinzione di quello che abbiamo portato in campo per far vedere il valore di una squadra in cento minuti. Abbiamo fatto cose bene e meno bene, con alti e bassi, ma con la consapevolezza e la voglia di migliorare".
Dalla gara di ottobre è passato poco tempo, anche se loro hanno cambiato sistema e hanno qualche interprete diverso come Holjund che all'andata non c'era. Ma loro hanno una rosa forte, con elementi di grande intensità. Sarà difficile da affrontare per noi e per loro, la massima attenzione sarà nella mente di tutti per cercare di fare meno errori. Sarà una partita che vivrà di episodi, normale quando si affrontano squadre di certo livello.
Chi ha più pressione? Dipende a chi fai questa domanda, noi vogliamo andare a più sette e loro vogliono restare a meno uno. Ma dalla voglia ai fatti c'è tanto; l'impegno, l'ambizione, la concentrazione, l'equilibrio; cose che determinano l'andamento di una partita che magari non finisce come vorresti. Noi stiamo dando continuità nei risultati e nell'interpretare le partite, a volte ci riesci ma non è detto che domani noi e loro siamo sicuri di ciò che accadrà. Noi siamo sicuri di aver lavorato bene per superare certi momenti, l'ambizione è aumentata visto ciò che è accaduto nell'ultimo mese. Siamo consapevoli di fare una grande gara che può indirizzare il cammino di una stagione".
Ho una grande stima di Conte, l'ho anche affrontato da calciatore e gli ho fatto i complimenti per quello che sapeva trasmettere alla squadra. Nel frattempo si è evoluto, fa cose più adatte al calcio di oggi; è un vincente, noi giovani abbiamo tanto da imparare da lui. Per me non esiste il confronto Chivu-Conte, sono due allenatori che danno il massimo per la loro squadra, perché il calcio deve rimanere al livello degli interpreti dello sport che sono i calciatori senza dimenticare i tifosi che devono avere passione. L'allenatore è diventato ultimamente anche troppo rispetto a ciò che deve rappresentare; ovvio che lui è il leader, ma il calcio deve rimanere a livello di tifosi e calciatori.
Non è che il Napoli è più importante di quello che è stato il Parma. Per arrivare a sfidare il Napoli in queste condizioni devi passare da Parma o da Bologna. Ogni partita va affrontata in maniera seria senza fare proclami perché prima della gara col Parma nessuno è interessato ai proclami degli allenatori e non voglio farlo nemmeno prima del Napoli. Il campionato è una maratona di 38 partite, devi meritare di essere competitivo e pur avendo alti e bassi lo stiamo facendo, rialziamoci dopo momenti meno fortunati. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo lavorato dimostrando di poter ambire ancora a qualcosa. Ci ritroviamo alla gara di domani sperando di fare meglio di quanto abbiamo fatto a Napoli, una prestazione condizionata però da certi episodi. Negli ultimi mesi ci siamo allenati a non pensare troppo alle ingiustizie e a pensare al nostro vero valore.
Nel calcio c'è sempre da migliorare nel gestire determinati momenti, se devi accontentarti di qualcosa o aggiungere qualcosa nella partita in quei momenti che la partita ti regala o ti cambia da un minuto all'altro. C'è la maturità di una squadra, quella individuale e quella del tecnico che deve fare certe scelte in determinati momenti. Troppo semplice parlare di scontri diretti non vinti perché i numeri dicono questo; la realtà dice che siamo primi, davanti a squadre che mi hanno battuto. Poi noi siamo consapevoli dell'importanza di queste partite ma anche del fatto che tutte le partite sono uguali".
"Mai vista paura negli scontri diretti, questo ciclo di sei partite dice poco e nulla. Si lavora per ottenere e dare continuità a prestazioni e risultati, siamo tutti consapevoli dell'importanza della partita di domani, del fatto che a livello mentale siamo migliorati molto rispetto a due mesi fa. Questo è merito dei ragazzi, di una squadra che è maturata molto. Non abbiamo mai pensato di togliere qualcosa semmai di aggiungere, e una volta aggiunte la bellezza del gioco è venuta fuori. Quando vengono fuori queste cose crescono fiducia e autostima, le cose fatte bene portano consapevolezza di vincere le partite.
Non capisco cosa vuol dire pareggiare, perdere o vincere. So cos'è il lavoro, so cos'è entrare in campo con una determinata mentalità.
Bisseck avanza poco perché glielo chiedo io quando c'è bisogno di mobilità e che lui si inserisca. Di là abbiamo Luis Henrique e la mezzala destra che devono fare qualcosa in più, e Bisseck ci dà qualcosa in mobilità. Luis è migliorato, ci dà una grossa mano in quel ruolo ed è importante per noi, sono felice per lui perché non è vero che i giocatori non sentono e non vedono ed era impossibile che lui non sentisse il rumore arrivato anche da parte mia che avevo detto che in quel momento non era pronto commettendo un errore di comunicazione. Con lavoro, umiltà e dedizione si è messo sempre a disposizione, ha imparato e cercato di mettere in mostra ciò che gli veniva detto. E lo ha fatto abbastanza bene, sono nove partite che gioca dall'inizio. Siamo felici di vederlo in campo col sorriso, poi sappiamo che può migliorare dal punto di vista della personalità. Ma giocare a San Siro con 80mila persone non è facile, come sentire le critiche che ti piovono addosso. Gli faccio i complimenti per aver dimostrato di avere le spalle grosse e cercato di aiutare la squadra
Ogni tre giorni non è facile, però abbiamo soluzioni. Gli allenatori devono sistemare problemi, non crearli; e io li sistemo. Questo non vuol dire che non dico mai quello che penso, però non vengo mai a piangere per quello che non ho. Darmian sta abbastanza bene, da ottobre ha avuto dei problemi quindi ci vorrà del tempo. Domani non sarà convocato però spero di integrarlo presto nel gruppo portandolo magari a Lecce. Dumfries tornerà forse a fine gennaio, ora è in Olanda per la riabilitazione seguito dal nostro staff medico. Quando tornerà inizierà la parte atletica, spero che per fine febbraio sia a disposizione. Però io non sono medico; non l'ho visto, questo è quello che vorrei".
"lo ho sempre dubbi, perché devo sempre confrontarmi con le difficoltà di un gruppo che si allena sempre al massimo e le caratteristiche di un avversario. Oggi sono buono e dico che Luis Henrique giocherà".
"Non so quale sia la verità per i calciatori, noi abbiamo scelto di non interessarci di quello che fanno gli arbitri e pensare al campo, a essere la migliore versione nostra, senza farci influenzare dalle scelte degli arbitri. Ho detto spesso che dobbiamo essere più forti dell'ingiustizia, del pensiero che tutto ti venga contro. Ancora oggi sto combattendo, perché la cosa più semplice nel mondo è cercare scuse. Ma io non punto il dito contro nessuno, ho sbagliato anche io in qualcosa, e se devo perdere lo devo fare a modo mio. Nel calcio e non solo si tratta di lezioni di vita, però spesso mettiamo davanti a tutto il milionario, le etichette. Arbitri, calciatori, dirigenti, prima di tutto sono persone".