Notizie calcio- Caso Bari per la famiglia De Laurentiis. La pressione della Procura della Repubblica di Bari, che ha avanzato una formale istanza di fallimento evidenziando uno squilibrio finanziario preoccupante, sta spingendo i vertici della Filmauro a rompere gli indugi. Aurelio De Laurentiis e la sua holding di famiglia, azionista di controllo della società pugliese, sono pronti a calare una carta pesantissima per disinnescare la minaccia giudiziaria e mettere in sicurezza il club, chiamato ad affrontare una complessa e immediata ripartenza dalla Serie C.
La mossa strategica studiata nei dettagli dalla proprietà prevede una drastica rinuncia ai crediti. La cassaforte di casa De Laurentiis vanta infatti un pacchetto di crediti verso il Bari pari a circa 9 milioni di euro, frutto delle continue iniezioni di liquidità necessarie a tenere a galla il sodalizio in questi anni. L'idea - come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno - è quella di tramutare una fetta consistente di queste somme – circa 7 milioni di euro – in un formale "anticipo soci" a fondo perduto. Per l'operazione non serviranno complessi passaggi burocratici: sarà sufficiente una dichiarazione ufficiale da parte del legale rappresentante per cancellare quel debito dal bilancio del Bari, alleggerendone istantaneamente la passività patrimoniale.
Questo intervento d'emergenza si è reso indispensabile anche per via di una scadenza normativa cruciale che non concede ulteriori rinvii. Lo scorso 30 giugno è infatti scaduto lo scudo garantito dal decreto Covid, quel salvagente normativo introdotto nel 2021 che aveva permesso a moltissime società di congelare per un quinquennio l'obbligo di ricapitalizzazione. Venuta meno questa protezione, il tempo ha ricominciato a scorrere velocemente: il Bari ha l'obbligo assoluto di ricostituire il proprio capitale sociale (pari a 130.000 euro) entro la fine di luglio. In caso contrario, le norme del codice civile parlerebbero chiaro, spalancando le porte allo scioglimento della società.
La ricapitalizzazione è già stata messa in agenda e verrà eseguita nei tempi previsti. Dal canto suo, la dirigenza biancorossa ostenta una certa fermezza nei confronti dell'azione legale intrapresa dagli inquirenti. La tesi difensiva del club si poggia su un pilastro economico preciso: non esistono scadenze di pagamento insolute o debiti pregressi non saldati. Di conseguenza, secondo i legali del club, manca il presupposto fondamentale per configurare uno stato di insolvenza irreversibile, elemento cardine su cui la Procura ha strutturato la richiesta di fallimento.
L'intera manovra di salvataggio dovrà comunque incastrarsi con le tempistiche dei bilanci ordinari. La chiusura dell'esercizio calcistico è scaduta il 30 giugno, e la proprietà avrà quattro mesi di tempo per presentare e approvare il rendiconto economico definitivo. Saranno 120 giorni ad altissima tensione, in cui la Filmauro dovrà dimostrare con i fatti, e con i capitali, di voler proteggere il proprio asset pugliese. La rinuncia ai crediti e la ricostituzione del capitale rappresentano il primo e fondamentale sbarramento per blindare il futuro del Bari e respingere l'offensiva della Procura, garantendo al club la serenità finanziaria minima per tentare l'immediata risalita sul campo.