La critica di Paolo Ziliani al Napoli di Allegri:
"La notte insonne di De Laurentiis che scrive ad Allegri “Divertiti e fai divertire i giocatori”; e poi il risveglio di Genova con un Napoli simil Milan che la sfanga nel finale con tanti ringraziamenti a Di Bello L’esortazione del presidente a “far volare il pallone” manco Allegri fosse Guardiola era sembrata una premonizione (di sventura): ma solo grazie alla topica dell'arbitro e ai cambi di qualità che il Genoa non ha e che adesso vengono raccontati come superiore bravura del comandante Max è finita bene Se nell’intervallo di Genoa-Napoli, ieri sera, qualcuno avesse letto (o riletto) il post che Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, aveva indirizzato in mattinata su X al nuovo allenatore Massimiliano Allegri, si sarebbe fatto il segno di croce. “Caro Max - aveva scritto il presidente -, buon inizio di campionato. Divertiti, fai divertire i tuoi giocatori e fai divertire il mondo dei tifosi napoletani. Napoli ispira il sentimento della felicità di esistere e di vivere sempre le situazioni complicate a testa alta, con un grande sentimento di libertà. Fai volare il pallone con forza e alleggerisci con questo volo il peso di coloro che vedono in te una panacea a tutti i loro problemi. Buon campionato!”. Se qualcuno avesse letto il tweet, dicevo, in particolar modo se tifoso del Napoli, sarebbe stato colto dalle palpitazioni. Perchè il primo tempo di Marassi era stato, per il Napoli, uno strazio totale: la fotocopia esatta di almeno venti primi tempi giocati, o meglio non giocati un anno fa dal Milan, che per l’appunto era la squadra allenata da Allegri. Quarantacinque minuti buttati via, possesso palla lasciato al mediocre avversaro, iniziative zero, pericolosità zero, gioco zero: una squadra inguardabile. Davvero strano. Perchè anche se nessuno lo ricorda, sette giocatori degli undici mandati in campo dal comandante Max, e cioè Meret, Di Lorenzo, Rrahmani, Spinazzola, Lobotka, Anguissa e Politano, erano titolari nel Napoli-scudetto di Spalletti che incantava non solo in Serie A ma anche in Champions; per non parlare di tre dei quattro titolari rimanenti, sopraggiunti dopo, e cioè McTominay, Alisson Santos e Hojlund, arrivati nel post Spalletti come costosi rinforzi e diventati subito stelle di prima grandezza della squadra (l’undicesimo, per completezza d’informazione, era il modesto - lui sì - Rafa Marin). Nell’intervallo di Genoa-Napoli 0-0 la domanda era: com’è possibile che sette giocatori che nell’orchestra del direttore Spalletti avevano dato vita a memorabili sinfonie più tre rinforzi giunti dopo, tutti come detto numeri uno, abbiano completamente dimenticato come si gioca a pallone?".