Antonio Vergara, centrocampista del Napoli, è il primo ospite di "Small Talk", sul canale YouTube della SSC Napoli, durante il quale ha raccontato i due goal segnati contro Chelsea e Fiorentina dal suo punto di vista e cosa hanno significato per lui dal punto di vista emotivo.
Il gol contro il Chelsea in Champions League: "Ho visto Mathias andare in pressione forte, ho recuperato palla perché veniva verso di me, mi giro con la testa e vedo che non c'è nessuno in pressione, quindi rientro il controllo in avanti. C'era un difensore in scivolata, quindi me la allungo e la sposto e mi metto col corpo tra palla e difensore. Il movimento di suola poi mi è uscito naturale e in caduta ho preso il tempo al portiere. Appena ho tirato, si vede che mi giro ma non mi ero accorto che la palla fosse entrata. Poi però ho sentito tutto lo stadio urlare ed ho capito che avevo fatto gol, ma all'inizio non me n'ero accorto. Sono andato ad esultare con i tifosi".
Poi il gol contro la Fiorentina: "In quella partita spesso andavo vicino ad Hojlund, gli giravo attorno. Appena ho visto la palla lunga ho capito che c'era Rasmus, c'era anche Brescianini che voleva anticipare quindi gli sono girato intorno. Ho visto che Ras (Hojlund, ndr) l'ha fatta scorrere e mi sono detto: nooo, la vado a prendere subito! Ho accelerato il passo, me la sono allungata il giusto e l'ho piazzata, perché Elvis (Elvis Abbruscato, ndr) in allenamento mi dice sempre: piazzala, non tirare forte. Così l'ho piazzata".
La differenza tra i due gol: "Il primo purtroppo è stato inutile, per quanto ci abbia dato speranza in quel momento. Non conta fare gol o assist, ma vincere. Avrei preferito esultare nello spogliatoio. Penso che se potessi cambiare il mio gol con la qualificazione in Champions, lo farei".
Giocare a Napoli da napoletano: "Spesso si dice una frase: "essere napoletano e giocare a Napoli è la cosa più difficile che ci sia", ma non penso sia vero. Giocare a Napoli con la tua maglia addosso è la cosa più facile che ci sia. Non indossi solo la maglia di una squadra, ma è come se rappresentassi ogni singolo bambino fuori lo stadio, ogni bambino che si allena per poter un giorno giocare col Napoli. Non penso sia difficile, è la cosa più facile del mondo. Sicuramente giocare al Maradona con i tifosi che ti supportano rende tutto più facile. Fare tutto questo non comporta che non arriveranno critiche. Arriveranno il momento no e la partita sbagliata, ma non conta. Le parole non contano. Ciò che conta è l'espressione della gente, la loro emozione. Quando dal pullman vedo tanti tifosi con gli occhi pieni di desiderio, come se avessero visto il sogno di una vita passargli avanti, quello ripaga molto più delle parole".