âJuliano è stato un grandissimo ragazzo che si è creato da solo come un dei più forti centrocampisti italiani, quello che ha fatto lo ha voluto a tutti i costi. à stato forte nel sacrificio, nella serietà - ha detto lo scrittore e giornalista a Radio Marte nel corso di Marte Sport Live â e ha imparato molto dai campioni prima di lui. In campo era una sicurezza, smistava i palloni e dettava i ritmi, quel giocatore che servirebbe oggi al Napoli. Un giocatore formidabile, se avesse giocato nel Milan o nellâInter avrebbe giocato molto di più in Nazionale, anche se ha vinto lâEuropeo. à stato un leader anche se nel Napoli câerano campioni come Altafini e Sivori. Era il punto di riferimento di tutti, pretendeva che i premi-partita si dividessero anche con i magazzinieri. Un grande uomo, di una serietà assoluta, anche se lontano dal calcio era spiritoso. Juliano mi chiedeva sempre: 'Mi dici perché mi chiamano Totonno? Questo è un diminutivo di Salvatore, ma il mio nome è Antonio'. Juliano è andato via portando con sé anche questo interrogativo. Quando il presidente Ferlaino gli paventò la possibilità di essere ceduto, il Milan offriva 800 milioni e lâingegnere gli disse: âPerché non dici a tutti che vuoi andare via? E Antonio gli rispose: 'Ingegnere, lei è pazzo: non voglio andare via, Napoli è la mia vita. Poi da dirigente è stato serio e anche, qualche volta, il parafulmine di Ferlaino. Era onesto sino in fondo, tanto che, al di là dei colpi Krol e Maradona, quando tornò a Napoli in serie B con Ulivieri confessò di aver sbagliato ad accettare conoscendo poco o nulla della serie cadetta. Che onestà !