Ultime notizie Napoli - Tancredi Palmeri, giornalista di Sportitalia, ha commentato l'ultima giornata Serie A con particolare attenzione anche alla sconfitta del Napoli contro l'Udinese.
Di seguito le sue dichiarazioni direttamente sul suo canale YouTube:
“Warriors, come out and play”, ovvero: guerrieri, giochiamo a fare la guerra. Oddio, essendo reduce da Marassi – Genoa-Inter – gli scontri hanno oggettivamente assunto un significato guerresco. La metafora della battaglia bellica, però, è stata accompagnata da contorni non ideali. Se riportiamo tutto al dato sportivo, questa maglietta del musical I Guerrieri della Notte, che sta per andare in scena in America, diventa quasi simbolica. Come fai ad averla già? Sono cose che non posso spiegare. Quella vista a Genova è stata un’Inter da guerra e da battaglia. Il modo in cui ha vinto su un campo agonisticamente durissimo è stato significativo. Chivu era giustamente arrabbiato.
Fatemi capire: l’Inter perde con il Liverpool all’ultimo minuto, o quasi, per un rigore dubbio; perde con l’Atletico giocando bene al Metropolitano, in un clima pazzesco, e allora è crisi? L’Inter non vince mai con le grandi ed è crisi?. Le altre perdono e diventa la crisi del calcio italiano. L’Inter è sesta, le altre a malapena entrano nei play-off e non giocano lontanamente ai livelli dell’Inter, eppure vengono accomunate nello stesso discorso. Chivu ha ragione, perché ci sono un paio di limiti su cui l’Inter deve lavorare seriamente: sono costati i big match. L’ho detto anche ieri in conferenza stampa a Chivu: compiacersi troppo nell’ultimo passaggio non può essere una costante.
Non è possibile che l’Inter debba sempre fare tre gol per vincere una partita. Si può vincere anche 1-0, cosa che quest’anno sta facendo di più, ma soprattutto lo si può fare senza soffrire necessariamente negli ultimi 20-30 minuti, cosa che invece ieri è successa. Chivu ha detto: «Non è vero che abbiamo sofferto». Su questo la pensiamo diversamente, ma in modo velato ha fatto capire che sta cercando di togliere ai giocatori questo vizio della rifinitura eccessiva. La porta è lì davanti. Ieri l’Inter ha fatto la guerriera su un campo di battaglia come il Marassi del Genoa di De Rossi, spettacolare per temperamento. Poi le risorse sono quelle che sono, ma si è visto un vero condottiero.
Il Toro, con un gol da Toro: spallata, conquista del pallone, tiro, lotta che porta al pallone per Bisseck. Poi la genialata di Bisseck: dribbla uno, si accentra, vede lo spiraglio e sfrutta la papera del portiere. Ma quella devi saperla sfruttare. Quello che rimproveriamo all’Inter è proprio questo: non verticalizza, o meglio, non finalizza. Cerca sempre l’ultimo passaggio. Ieri invece è stato tutto riassunto in Lautaro che spara, Chivu che si incazza giustamente, in un clima quasi da film poliziesco. Signori, l’Inter è prima e rimarrà comunque prima, anche tornando dall’Arabia.
L’asterisco se lo “ciucciano” Inter, Milan e Napoli. Male che vada, la Roma può arrivare a pari merito. È un vantaggio psicologico, e non è poco: chi l’avrebbe detto due o tre settimane fa, dopo il derby? Come gioco, l’Inter è anni luce davanti a tutte: gioca il miglior calcio d’Italia, seguita da Como e Bologna. La prestazione di ieri contro il Genoa non era affatto banale: squadra ostica, De Rossi imbattuto da quattro partite in Serie A, campo difficilissimo, il tutto quattro giorni dopo una partita più che sfibrante contro il Liverpool. Guardate cosa è successo a tutte le altre squadre impegnate in Champions: è clamoroso. Sminuire tutto questo è assurdo. Chivu ha ragione.
Al Napoli, per esempio, vengono al pettine diversi nodi: infortuni, giochi sempre con gli stessi, ma i cambi ci sono. Entri con Neres, Højlund, Lang, Politano, Lucca: scusate se è poco. La stanchezza c’è, ma il problema del Napoli è un altro: gioca allo stesso modo in campionato e in Champions. L’anno scorso giocava male, Conte lo sapeva e fece di necessità virtù. Quest’anno doveva salire di tono con il gioco, ma non è successo. Ora che vengono meno alcune garanzie – Lukaku, McTominay, la solidità difensiva – emerge il vero problema: non c’è un gioco su cui appoggiarsi. Il gioco dell’Inter, invece, viene dato per scontato. E pensare che tra luglio e settembre tutti parlavano di squadra finita, da rifondare, anno zero, mercato inutile.
Hai preso solo rincalzi? E invece giocano meglio di tutti, più Esposito: successo totale. Che partita ieri. Nessuno gli mette i piedi in testa. Bonny è una scommessa vinta di Ausilio: 22 milioni non erano scontati. Poi c’erano quelli pronti a tirare frecce contro Ausilio per altri acquisti. Non sono ancora promossi, ma stanno crescendo. Serve tempo, e il tempo c’era. Chivu ha avuto la missione più complicata della Serie A: prendere una squadra in fondo al pozzo, umiliata, invecchiata, e renderla di nuovo competitiva. Ci sta riuscendo. Magari l’Inter a fine anno non vincerà nulla, ma non è questo il punto: devi essere competitivo.
E non c’è una squadra nettamente più forte delle altre, come la Juventus dal 2013 al 2019. Il Milan, per esempio, ha aggiunto punti ma non gioco. Paradossalmente va meglio nei big match, perché le grandi si aprono. Le piccole, invece, applicano la “ricetta allegriana” contro Allegri, e lì il Milan soffre. Vedremo Roma e Como. Il Bologna forse ha toccato il suo limite: infortuni, doppio impegno, che comunque sta onorando. Ma quando doveva fare l’ultimo salto, contro una Juventus in difficoltà, ha sentito il peso della pressione. Ed è proprio lì che si vede la differenza: nella gestione della pressione. Roma-Juventus sarà una cartina di tornasole".
