Fabiano Santacroce, ex difensore del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista al podcast "Doppio Passo", durante la quale ha ripercorso la sua carriera nel calcio italiano compresi gli anni trascorsi in maglia Napoli tra il 2008 e il 2011.
"Quando il Napoli mi ha comprato non sapevo niente. Ricordo che stavo in palestra, ci stavamo allenando ma io ero uno che non chiamava mai il suo procuratore, non avevo idea delle trattative. Arrivò Piovani, dirigente del Brescia, e mi disse: prendi la tua roba perché ti abbiamo venduto al Napoli, devi andare. Così, dal nulla. I compagni di squadra mi facevano i complimenti, io mi sono alzato, ho fatto la borsa, chiamai mio padre e poi un mio amico napoletano ma in quel momento non capivo più niente. Presi la macchina, andai a Milano per firmare il contratto e poi sono subito partito per Napoli. A quei di Napoli si parlava solo di camorra e spazzatura, in tv passava solo questo. Io avevo anche un po' paura, ero felice di essere approdato in Serie A ma c'erano altre squadre che mi volevano... Invece poi è nato l'amore.
Il debutto in Serie A col Napoli di Reja: "Dopo il debutto a Napoli ho sempre giocato, non mi aspettavo neanche di debuttare perché a dir la verità non mi sentivo di essere andato benissimo in allenamento quella settimana, era tutto nuovo, tutto diverso. Ricordo che Reja si girò verso la panchina, mi disse di andare a scaldarmi e pensai: oh cavnolo! E ora cosa faccio? È il momento, è il momento! Giocare al San Paolo è una cosa assurda, cioè giocare a Napoli in confronto ad altre piazze è veramente assurdo perché è come se fosse tutta una curva. Almeno all'epoca, tutti urlavano, tutti incitavano, tutti ti insultavano se sbagliavi e poi ti incitavano subito dopo se facevi una cosa buona. Non era facile, non era da tutti. Sono entrato e mi ritrovai a marcare Di Natale. Mi ha fatto sudare parecchio. Quella notte non ho dormito, ho ripensato tutta la notte all'esordio. Fu un'emozione assurda".
Il rapporto con Lavezzi: "Dopo neanche un mese ho litigato con Lavezzi. Litigato forte! Avevamo fatto una cena in un ristorante dove andavamo sempre, sul lungomare, una cena di squadra. Lui mi lanciava i cubetti di ghiaccio... io venivo da squadre dove c'era molto nonnismo, pensai di dovermi far rispettare. Così al terzo cubetto di ghiaccio lanciato da Lavezzi presi una lattina di Coca-Cola appena aperta e gliela lanciai addosso! Non potete capire che è successo, ci hanno dovuti dividere. Poi c'è stato un inseguimento per le strade di Napoli, delle scene veramente veramente assurde. Dopo quella litigata ci siamo confrontati il giorno dopo, ci siamo parlati e io gli dissi: se vuoi, ci picchiamo subito, poi però la finiamo. Lui ha capito che tipo di persona sono, ci siamo chiariti e da lì è nato un bel rapporto. Il Pocho è una persona speciale, un giocatore magnifico. Negli allenamenti Lavezzi era ancora più forte".
Santacroce parla anche di Cavani: "Ricordo che quando arrivò Cavani l'allenatore lo provava nel ruolo di Maggio. Poi ci fu la cessione di Quagliarella: eravamo in Svezia, l'allenatore ci chiamò e comunicò a Quagliarella che era stato venduto alla Juventus, dovette cambiare la formazione all'ultimo. Il mister guardò Cavani e gli disse: te la senti di giocare davanti? Disse di sì. Cavani in allenamento era incredibile, con lui era come giocare la finale dei Mondiali ogni volta, aveva sempre la stessa fame, lo stesso agonismo in ogni allenamento, sempre a 2000 all'ora, mai visto uno così. Ricordo che quelli della UEFA ci fecero fare un test all'inizio dell'anno successivo: bisognava correre di continuo ed aumentare progressivamente i carichi. Quelli che ci fecero i test lo guardavano allucinati, dissero di non aver mai visto niente del genere."
Gli allenatori Donadoni e Mazzarri: "Secondo me Donadoni è stato è stato uno dei degli allenatori più importanti a Napoli e lo dico non per quello che ha fatto sul campo, ma per come ha trasformato proprio la società, ha dato un cambio assurdo di professionalità, cioè lui ha portato quella che era la sua scuola di professionismo, quindi scuola Milan e l'ha portata a Napoli, ha rifatto tutti gli spogliatoi, ha rifatto fare la palestra, cioè ci ha messo poi nelle condizioni di poter essere professionisti seriamente, perché io appena arrivato qui dalla Serie B mi sono ritrovato in condizioni che erano molto più simili alla Serie C rispetto che alla Serie A. Eravamo messi molto meglio messi a Brescia con le strutture, con gli spogliatoi. Donadoni ha trasformato tutto. Purtroppo noi eravamo un gruppo verace, fatto di sudamericani, napoletani, un bel mix... lui ci metteva le multe se stavi col telefono o col giornale, o la musica negli spogliatoi. Non è andata bene. Con Mazzarri siamo diventati una squadra perfetta".
Sul presidente Aurelio De Laurentiis: "Un vulcanico. Lui quando erutta... Ho visto tante volte che veniva nello spogliatoio, magari ci parlava e sai, magari ti ritrovi fine primo tempo dove vuoi sentire il mister che ti dà indicazione tattica, invece il presidente zittiva il mister e diceva: il calcio è come il cinema... me lo ricordo parecchie volte, ho visto un po' di scontri... Però De Laurentiis è un uomo di parola, uno che fa le cose che dice, Sa essere molto spiritoso, però se si impunta sei finito. Un anno vincemmo contro l'Inter di Mourinho 1-0 con gol di Zalayeta, una partita pazzesca contro una squadra fortissima. De Laurentiis entrò negli spogliatoi per congratularsi e alcuni calciatori invocano il premio partita. Lui rispose: no, nessun premio perché voi siete pagati per questo. Ci può stare. Poi andammo a San Siro per giocare contro il Milan, perdemmo 2-1 ma facemmo una grande partita. Lui entrò nello spogliatoio e disse che ci avrebbe dato un premio a tutti. L'unico presidente ad aver dato un premio per una partita persa".