Sacchi: "La Juve non emoziona, fa gol e si chiude. Ma in Italia siamo ignoranti! Sarri e Gasperini portano ottimismo al calcio"

Le Interviste  
Sacchi: La Juve non emoziona, fa gol e si chiude. Ma in Italia siamo ignoranti! Sarri e Gasperini portano ottimismo al calcio

Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan e della Nazionale, è intervenuto ai microfoni di gianlucadimarzio.com, ecco alcuni passaggi della sua intervista: 

La Juventus? Perché ha questa difficoltà a vincere le finali? C’è chi dice che non sia “abbastanza europea”. Perché?

Perché siamo ignoranti noi. Molti giornali in questi giorni hanno messo tra le cose non buone del 2017 il secondo posto della Juve in Champions. Questa è ignoranza! È un’apertura mentale mediocre! Se riusciamo a concepire solo il primo posto siamo veramente degli ignoranti! La Juventus la puoi criticare per molte cose, perché non sempre il suo gioco è fluido, emozionante, non sempre è così generosa, fa goal e si chiude, non le interessa lo spettacolo, ma d’altronde lo dice anche il suo allenatore.

Però la Juventus ha fatto due secondi posti in tre anni. Non è bravo solo il primo! Sembra quasi che ci si vergogni del secondo posto.

A me capita che mi dicano, ancora oggi: “Ah, peccato per quel secondo posto!”. Io mi arrabbio. E chiedo sempre: “Scusi, che lavoro fa Lei? Perché qualunque sia il Suo lavoro, Le auguro un giorno di essere il secondo nel mondo!”. Allora quello che m’ha fatto la domanda capisce aver detto una… E sta zitto.

C’è da essere ottimisti?

Sì, ci sono squadre anche piccole, come l’Empoli di Sarri, il Sassuolo di Eusebio, l’Atalanta di Gasperini, che portano ottimismo al calcio italiano! Ho guardato i quarti di finale dell’Atalanta a Napoli: vincono due a zero, prendono un goal su un errore del portiere, mancano otto minuti alla fine. La nostra istintiva relazione da italiani sarebbe stata: catenaccio! Tutti dietro a difendere per quegli ultimi otto minuti. E invece loro attaccavano, tenevano la squadra alta, il baricentro lontano dalla loro porta, hanno aggredito il Napoli, che non usciva più dalla sua area: a me sembra sempre più difficile prendere goal se si tiene l’avversario a 50 metri dalla tua porta.

Lei è stato definito un rivoluzionario. È così?

No, in realtà io ho sempre cercato di fare le cose in modo che al centro ci fosse la bellezza. Ho sempre pensato che il merito fosse una regola. E il calcio non è solo agonismo, è dare emozioni. Il calcio per me è musica.

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