Paolo Di Canio è intervenuto allâevento Pompei Legends Padel Cup a Pompei nella location di Piazza Schettini. Lâex alla di Napoli, Milan e Lazio ha sottolineato lâimportanza di praticare il padel definendolo come una sorta di terzo tempo che vediamo spesso nel calcio inglese.
Queste le parole rilasciate da Paolo Di Canio a CalcioNapoli24 durante lâevento Pompei Legends Padel Cup: âGiocare a padel è più semplice di giocare a calcio (ride ndr). Qui siamo in una gabbia dove ti dividi la metà campo in due, diciamo che è un modo per sfogarci. Credo sia anche un modo goliardico di mantenersi informa dove lâagonismo prevale sempre perché ci facciamo i sorrisi ma poi nessuno vuole perdere in campo. Poi, alla fine, si va tutti insieme a mangiare come se nulla fosse accaduto. Câè un poâ di tutto in questo sport anche se nel calcio, per me, câè sangue, passione, storia: è unâaltra cosa dai.
Perché il boom del Padel? Tutto è iniziato durante la pandemia perché in effetti era lâunico gioco che si poteva in qualche modo praticare con un certificato medico. La semplicità di questo sport sta nel fatto che due coppie competono tra di loro, a prescindere dalle qualità , con le stesse armi perché alla fine tutti abbiamo preso in mano dei racchettoni quando andiamo al mare. La diversità sta nel fatto che nel padel ci sono recinzioni e la pallina non esce mai. Il padel è uno sport aperto a tutti, possono giocarci dai bambini fino agli adulti. Parliamo di unâattività che fa anche aggregazione per quelli come noi che hanno smesso di fare lo sport professionistico. Ci aiuta a non staccare mai perché qui câè sempre grande agonismo. Basta vedere le gare dove ci siamo noi ex calciatori in cui si dice di tutto, è un modo anche di sfogarsi. Câè quella sana arrabbiatura che ti spinge ad andare oltre.
Lo spirito del padel è come quello del calcio inglese? Normalmente è così perché a fine partita si va tutti a mangiare insieme qualcosa e bere una birra. Questo sempre dopo che in campo è accaduto di tutto e ci si scherza tutti insieme anche su quanto si è visto. Eâ un terzo tempo classico, naturale anche se non mancano i battibecchi nella gabbiaâ.