Dal proprio canale youtube il giornalista Alfredo Pedullà dedica un’ampia riflessione al Como di Cesc Fabregas, esaltandone organizzazione, identità di gioco e qualità del progetto. Il giornalista mette inoltre a confronto la valutazione ricevuta da Massimiliano Allegri con quella che, a suo giudizio, meriterebbe il tecnico del Como.
"Non ho visto i voti assegnati a Cesc Fabregas, però questa è una provocazione e sarà un video di trasparenza, di confronti, di onestà e anche di giustizia nel giudicare determinate cose.
Vi avevo commentato ieri il 6 e mezzo della Gazzetta dato ad Allegri. Cioè, se l'inviato a Napoli della Gazzetta ha dato 6 e mezzo ad Allegri per una partita che, dal mio punto di vista, è stata insignificante, ma mi posso sbagliare, quanto dovrebbero dare a Fabregas? 15? Perché comunque non c'è partita, non c'è proporzione, non c'è paragone.
Ieri ho commentato sul mio canale la partita della Roma, ma il Como merita un'appendice, merita un discorso a parte. Com'è bello, quanto è bello, come gioca bene a calcio e che senso di organizzazione, di libertà, di pura interpretazione del lavoro, h24, sette giorni su sette, 365 giorni all'anno. Perché le cose non nascono per caso.
E quindi qui dovremmo cercare di indossare tutti i panni di una giustizia mediatica che spesso non c'è.
Tra l'altro ho letto dei messaggi che respingono il Como degli stranieri. Non c'entra nulla: il Como degli stranieri, il Como degli italiani. Questo è un populismo che non ha un senso.
Si dice: il Como gioca bene perché è degli stranieri. No. Io giudico l'allenatore in base a come porta le squadre in campo. Possono essere tutti italiani, possono essere tutti stranieri: ne hai undici italiani, ma se la tua squadra non è organizzata, il mio concetto, la mia base imprescindibile non è legata alla nazionalità, ma a quello che tu mi porti.
Vi faccio degli esempi.
La sera prima Allegri, piuttosto che dire: “La prossima volta cercheremo di avere e di dare un senso alla nostra manovra, senza aspettare e ripartire”, magari dirà questo, piuttosto che pronunciare la frase che, secondo me, è entrata negli annali e in archivio: “Se avessimo difeso in questo modo contro il Como e l'Inter, non avremmo perso”.
Questo è l'errore concettuale: quindi ti occupi soltanto dell'aspetto difensivo. Come avresti dovuto difendere? Se avessi difeso contro il Como e contro l'Inter esattamente come hai difeso contro l'Arsenal, non avresti preso gol.
E lì nasce il concetto, lì nasce la differenza, lì nasce l'idea di calcio, lì nasce il confronto tra il calcio e l'anticalcio.
Ora, io auguro a chiunque di uscire da questo modo un po' vetusto di vedere le cose, ma ho l'impressione che il tempo trascorra lentamente e, soprattutto, inesorabilmente.
Perché il Como? Perché è un concetto fresco, perché è figlio di un'organizzazione, è figlio del lavoro, è figlio dei dettagli, è figlio anche di momenti in cui, nell'ultimo quarto d'ora di Napoli, fai di necessità virtù: devi sbattere la palla in tribuna e la sbatti in tribuna.
Ma la partita di ieri, che i rosiconi fanno passare — e chiedo scusa per il termine — come un “virgolette, cosa volete che sia il Lipsia”, non è il Lipsia, il Real Madrid o il Paris Saint-Germain. È il tuo modo di stare in campo, è il tuo concetto di calcio, è la tua freschezza di calcio, è la tua filosofia, la mentalità che hai trasmesso.
E queste sono cose che ti fanno dire: Como, è bello. È bello come gioca a calcio il Como.
La partita di ieri è stata un manifesto perché, se per la prima volta in Europa giochi contro una squadra più esperta di te, abituata a determinati palcoscenici, c'è un'attesa incredibile e c'è un modo di vedere le cose che ti porta a dire: “Vediamo se loro adesso pagheranno dazio”.
Hanno giocato una partita incredibile, di intensità rarissima, di qualità degli schemi, di sovrapposizioni, di folate, di geometria. Nico Paz prima sembrava l'unico vero monumento calcistico e tutti gli altri delle comparse. Ma avete visto Baturina e, soprattutto, Diao?
Ci rendiamo conto anche per quale motivo, legittimamente, il Como voglia difendere le sue valutazioni di mercato e per quale motivo, nelle ultime due settimane, quando qualcuno si è avvicinato a Diao, il Como ha sparato 50 milioni perché non voleva darlo? E ha detto no a 60 milioni per Baturina perché non voleva darlo?
Perché loro stanno costruendo con la ricchezza di chi ha i soldi e non li scaraventa dalla finestra.
Quindi vi potrà stare antipatico, intendo dire mediaticamente, giornalisticamente, non a voi. Io so che voi apprezzate il calcio senza prevenzioni e sapete riconoscere, come avete riconosciuto nei commenti.
Vi potrà stare pure antipatico, mi riferisco a noi, a quelli che giornalisticamente cavalcano sempre la stessa tigre e sono pronti a difenderla anche quando le cose vanno malissimo. Potrà stare antipatico Cesc Fabregas, ma ha dato una lezione.
Comunque vada la stagione, ne può perdere anche tre di fila, ma giocando con questa mentalità io non avrò nulla da obiettargli.
Anche perché il mercato è stato un mercato veramente da sarto, che ha cucito il vestito su misura prendendo la stoffa giusta.
Hanno ribaltato i due discorsi legati alle fasce e hanno rivoluzionato lì. Hanno confermato il portiere, cercavano un centrale forte come Chalobah e lo hanno preso. Hanno rinfrescato il centrocampo con un paio di innesti, hanno resistito alle tentazioni legate ai gioielli che avevano subito e presto hanno avuto un prezzo enorme e qualcuno era disposto a mettere quei soldi sul tavolo.
Si sono divertiti a portare a spasso la Fiorentina fino al 30 agosto e questo, per me, è un manifesto, prendendo Moise Kean alle loro condizioni.
Però, in questo momento, Kean non è il titolare, perché c'è un titolare che fa parte della gerarchia e sarà Fabregas a stabilire il momento in cui questa gerarchia verrà ribaltata.
La stagione è lunga, giocheranno ogni tre giorni. Dopo la sosta ci saranno Champions, campionato, Coppa Italia e Fabregas sarà bravo a gestire questi momenti.
Perché non dovremmo riconoscere la differenza tra calcio e anticalcio? Per quale motivo dobbiamo arrampicarci sugli specchi per giustificare una prestazione pessima dando 6 e mezzo all'allenatore?
E che voto mi dai allora a Cesc Fabregas? Dimmelo.
Se non sei prevenuto, mi devi dire che voto dai. Sfondi qualsiasi tetto e gli dai 12.
Tra l'altro, questo discorso è legato anche a questa piccola bomboniera che potrebbe contenerne 30.000. Riempirebbe tutti i posti, ma non può contenerne 30.000, affacciata su quel maestoso scenario del lago di Como.
Ha un'organizzazione capillare alle spalle. Se non è per Cesc, non lo prendo. C'è un direttore sportivo moderno, un'area scouting molto organizzata, ma se Cesc è il confronto con Ludi e quindi con Ludi e l'area scouting, non è un confronto centellinato al millimetro di reciproca convinzione: non prendono i calciatori per forza.
Credo che questa sia la sintesi perfetta: il mercato fatto d'amore e d'accordo con l'allenatore, i calciatori presi senza che per forza debba essere quel nome, ma quel ruolo con quelle caratteristiche.
Hai lavorato un paio di anni così e stai crescendo, aumentando la qualità. Ti presenti in Champions e offri questo manifesto.
Il giorno prima hanno cercato di mettere la polvere sotto il tappeto parlando di una resistenza, del cuore del Napoli.
Voglio vedere il gioco. Vorrei vedere il gioco.
Quindi, con grande onestà, faccio i complimenti al Como, uscendo dallo stereotipo delle frasi fatte, comuni e banali. Non agli italiani, non agli stranieri.
Mi interessa vedere una squadra italiana che gioca a calcio, che gioca a pallone, che gioca organizzata, che gioca mentalizzata e che gioca esattamente come ha fatto il Como"