"Oggi sono considerato un mafioso", lo sfogo dell'ex attaccante della Juventus
14:30
Ultime notizie Serie A - Vincenzo Iaquinta, ex attaccante della Juventus, lotta da dieci anni. Il padre è accusato di essere una figura strategica delle cosche emiliane legate alla ‘ndrangheta ed è in carcere - al 416 bis - dal 2015. Ne parla alla Gazzetta dello Sport.
«Prima mi chiamavano “campione del mondo”, oggi sono considerato un mafioso. È un accanimento incredibile. Paghiamo per il cognome, non per altro».
Iaquinta, oggi si parla di lei più per le condanne e i problemi giudiziari che per il calcio.
«È davvero triste. Io ho giocato quindici anni ad alti livelli, fatto una tripletta in Champions League e ho vinto un Mondiale… Eppure il mio nome viene associato alla ‘ndrangheta per un’accusa infame. Siamo entrati in un vortice più grosso di noi, da cui veniamo risucchiati a ogni sconfitta».
Proviamo a ricostruire: nel 2012 suo padre Giuseppe è stato coinvolto nell’operazione “Aemilia”, il più grande maxi-processo in Emilia-Romagna contro la ‘ndrangheta.
«Finiranno per ammazzarmelo in carcere. Ci hanno gettato addosso una quantità immensa di fango. Una volta che scivoli nelle sabbie mobili, è difficile uscirne. Ho fiducia nella giustizia, ma così è dura. Lotterò per dimostrare la sua innocenza. È la battaglia della mia vita. Noi con la mafia non c’entriamo nulla, ci fa schifo».
È stato condannato anche lei, con pena sospesa, per la mancata custodia di due pistole e 126 proiettili, ceduti a suo padre.
«È stata un’ingenuità, ma non fa di me un criminale. Le pistole erano regolarmente dichiarate, mio padre le ha prese senza informare dello spostamento. Mi è stato contestato l’articolo 7: avrei agevolato i clan con armi legalmente detenute. Una follia, sono cose che ti rovinano la vita. Convivo da dieci anni con un incubo che sembra non avere fine».
