Marino Bartoletti è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per parlare di calcio, Nazionale e soprattutto di Diego Armando Maradona. Il giornalista ha affrontato anche il momento della squadra azzurra, difendendo Roberto Mancini e chiedendo pazienza per un progetto ancora in costruzione. Poi il racconto di âNumero 10â, lo spettacolo dedicato al Pibe de Oro, in scena dal 6 ottobre al Palapartenope, al quale Bartoletti ha collaborato per la sceneggiatura.
Sul momento della Nazionale, Bartoletti ha ribadito la propria fiducia nei confronti del commissario tecnico:
«Conosciamo Mancini da quando aveva quindici anni. à chiaro che ci fa zelo l'amicizia nei suoi confronti, ma questo non modifica assolutamente il giudizio di stima che io ho sempre avuto nei suoi confronti».
Il giornalista ha quindi sottolineato come, al netto di alcuni aspetti caratteriali, il valore dell'allenatore non sia in discussione:
«Fatte salve alcune intemperanze che ha sempre avuto, ma che sono state anche gli stali su cui poi ha fondato il suo talento».
La scelta di affidare la Nazionale a Mancini, secondo Bartoletti, resta dunque una decisione da sostenere:
«Io sono molto contento che sia lui ad avere in mano la Nazionale. Le altre erano proposte sinceramente non condivisibili. Chi altri se non quello che ci ha fatto vincere l'ultimo trofeo?».
Bartoletti ha poi evidenziato una delle caratteristiche che, a suo giudizio, hanno contraddistinto il lavoro di Mancini: la capacità di puntare sui giovani.
«Credo che pochi come lui abbiano saputo lanciare i giovani in Nazionale, a volte prevedendo il loro successo prima ancora che le stesse squadre di club si accorgessero di averli».
Da qui l'invito a non avere fretta nel giudicare il nuovo percorso:
«Dobbiamo avere fiducia in lui, dobbiamo avere un po' di pazienza».
Una pazienza necessaria anche alla luce delle difficoltà del calcio italiano:
«Certamente le contingenze non sono fortunatissime. Vediamo andando per tentativi dove può andare questa Nazionale».
E proprio sul lavoro del commissario tecnico Bartoletti ha aggiunto:
«à chiaro che le partite sono complicate, è chiaro che la partita di stasera è delicatissima, altrettanto chiaro però che dobbiamo dargli il tempo di lavorare col materiale che ha e anche con quello che lui sta costruendo e inventando, come ha sempre dimostrato di fare».
Dal presente della Nazionale il discorso si è spostato inevitabilmente su Diego Armando Maradona e su âNumero 10â, lo spettacolo dedicato al campione argentino.
Bartoletti ha raccontato anche un momento particolarmente emozionante vissuto insieme a Diego Junior davanti al murale dedicato al padre:
«Ho camminato assieme a lui per andare a vedere quel murale, ho percepito la sua emozione, che poi è anche la mia, tenendolo per braccio, anche sottobraccio, anche abbracciandolo».
Poi il particolare che lo ha colpito maggiormente:
«Era molto emozionato, mi ha detto che lui di solito ci va di notte per parlare con suo padre».
Un'immagine che ha lasciato il segno e che, secondo Bartoletti, ha contribuito anche al lavoro sulla sceneggiatura:
«Puoi immaginare quali corde abbia fatto vibrare, che poi sono le stesse corde che ho cercato di far vibrare in me stesso nei momenti in cui mi è stato chiesto di partecipare alla sceneggiatura di questo spettacolo».
âNumero 10â rappresenta per Bartoletti una nuova esperienza, affrontata con particolare coinvolgimento personale:
«Mi mancava questa sfida».
Il giornalista ha spiegato anche perché abbia scelto di accettarla:
«Dato che ho un'età per cui posso scegliere le cose che mi piace fare veramente, in questi giorni di grande bellezza di Napoli, vediamo di dare un piccolo contributo, anche noi qualcosa a questa bellezza».
Lo spettacolo è stato ideato dalla giovane regista Carolina Fanelli e vede coinvolti diversi interpreti. Bartoletti ha presentato così il cast:
«à un'opera teatrale che ha voluto una giovane regista, che si chiama Carolina Fanelli. Ci sono degli interpreti, alcuni dei quali fanno tremare i polsi».
Tra i protagonisti anche Lina Sastri:
«Basta dire che la mamma di Diego è interpretata da Lina Sastri».
E poi Giorgio Borghetti ed Erasmo Gentile:
«C'è questo grande Giorgio Borghetti che fa il giornalista simpatico, poi Erasmo Gentile, questo giovane attore che interpreterà la non facile parte di Diego».
Bartoletti sarà direttamente coinvolto anche sul palco, con un monologo destinato a chiudere lo spettacolo:
«Poi alla fine io dovrò leggere un mio monologo, dove credo che qualche lacrima scapperà non soltanto a chi lo ascolta, ma anche a chi lo recita».
Un impegno che il giornalista sente particolarmente suo:
«à uno spettacolo nel quale credo tantissimo: non l'avrei fatto, non ci avrei messo la mia faccia e il mio impegno, se no».
Il passaggio più personale riguarda però il rapporto tra Bartoletti e Maradona. Un'amicizia che ha rappresentato una parte importante della vita del giornalista e che è tornata al centro del suo lavoro durante la preparazione dello spettacolo:
«à una sfida alla quale mi sono adattato con grande gioia, considerando anche l'amicizia che tu conosci che ho avuto nei confronti di Diego».
Bartoletti ha spiegato di aver dovuto riaprire quella memoria per cercare di restituire al pubblico una versione di Maradona che andasse oltre il mito calcistico:
«Ho dovuto poi riesumare in questi giorni, anzi in questi mesi, per tirar fuori qualcosa che ci faccia capire il senso dell'umanità e della bontà di questo ragazzo».
E proprio su questa parola si concentra il senso dello spettacolo:
«Perché per me resterà sempre un ragazzo».
Anche la collocazione temporale di âNumero 10â assume un significato particolare per Bartoletti:
«Siamo in una data non banale, perché stiamo celebrando i quarant'anni del suo titolo mondiale, stiamo celebrando i quarant'anni dell'anno che portò allo scudetto del Napoli».
Un periodo storico che, secondo il giornalista, rappresenta un momento fondamentale nella storia di Diego e del Napoli:
«Proprio in questi giorni, perché di qui a un mese si andava a giocare a Torino, dove il Napoli di fatto avrebbe cominciato la sua cavalcata vittoriosa».
Infine, l'invito al pubblico e la promessa di affrontare lo spettacolo con la stessa passione che ha sempre accompagnato il suo lavoro:
«Io spero che tanta gente venga, perché non sarà delusa. Io ci metterò come sempre il cuore, la passione».
E poi una frase che racchiude il legame con la città :
«Sono tanto romagnolo quanto napoletano».