Ultime notizie Serie A - Massimo De Santis, ex arbitro, uno dei volti dello scandalo che travolse il calcio italiano nel 2006 con Calciopoli, parla al Corriere della Sera. «Eh già: questa inchiesta, e tutte le altre dal 2006 in poi, dimostrano che Calciopoli è stata un’occasione persa».
Cosa pensa di questa indagine?
«Due cose. La prima: per come è strutturata, la Procura federale è inutile. La seconda: Rocchi doveva andar via tanto tempo fa, ma la Figc ha preso il sopravvento sull’Aia e l’ha protetto. Dirige arbitri che non sono cresciuti. Lui adesso, e Rizzoli prima, si sono avvantaggiati dell’azzeramento di una classe arbitrale e di una classe dirigente che contava su Paparesta, Pieri e Dattilo, tutti top, tutti migliori. E poi, mi faccia dire ancora».
Prego.
«L’Italia eliminata dal Mondiale, Gravina che si dimette, il caos: ecco, mi sembra una giustizia a orologeria. Lo dico prima: dovessero uscire delle intercettazioni, mi auguro non si arrivi alle sentenze solo sulla base di quelle».
Beh, se un designatore parla con un dirigente però è diverso.
«E perché? Ma siamo nel 2026! Non ci vedo nulla di male se un dirigente si confronta con un designatore. Piuttosto, stiamo guardando il lato del problema sbagliato. Tutti parlano della bussata di Udinese-Parma. Non mi interessa. A far pensare male sono le spiegazioni, che venivano pubblicamente date da Rocchi e dai suoi uomini a “Open Var”, a volte diametralmente opposte su episodi simili».