Thierry Henry, ex attaccante di Arsenal e Barcellona, parla a CBS Sports dopo Napoli-Bodo/Glimt 4-3.
Quanto potranno aiutare Massimiliano Allegri i risultati positivi dopo il recente periodo difficile?
«È sempre meglio vincere. Aiuta a stemperare gli animi e, quando sei un allenatore, il giorno dopo una vittoria è sicuramente tutto un po’ più semplice. Poi, però, arriva la partita del fine settimana e, se non vinci di nuovo, la pressione torna a farsi sentire. È così che funziona. Ma è sempre meglio tornare a casa dopo una vittoria, trascorrere una bella serata e preparare la partita successiva con maggiore serenità. Vincere aiuta sempre».
Quando eri allenatore, passavi da momenti di grande euforia ad altri di profondo sconforto oppure riuscivi a mantenere sempre un certo equilibrio?
«La realtà ti insegna che non puoi esaltarti troppo né abbatterti eccessivamente, soprattutto quando sei un allenatore. I giocatori, di solito, hanno la certezza di restare in squadra per tutta la stagione, mentre un tecnico non sa mai quanto durerà il suo incarico. Non hai mai la certezza di rimanere al tuo posto. Devi cercare di tornare a casa, rilassarti e trasmettere il messaggio giusto alla squadra. In conferenza stampa, quando le cose vanno male, devi fare in modo che non sembrino disastrose; quando vanno bene, invece, non devi dipingerle come se fosse tutto perfetto. Devi sempre tenere il motore acceso, perché non sai mai quando potrebbe arrivare il momento di andare via».
Qual è la differenza tra un giocatore e un allenatore nel modo di vivere una sconfitta? Da calciatore, pensavi continuamente alla partita persa, al punto che finiva quasi per consumarti. È così anche per un tecnico, soprattutto quando la pressione è tanta?
«Anche quando vinci, non è che riesci a dormire tranquillamente. Continui a pensare, a valutare la squadra, gli avversari, i loro punti deboli e quelli di forza, a chi schierare e a chi concedere un turno di riposo. Poi c'è sempre quel giocatore che non ha giocato e che, il giorno dopo, ti guarda nello spogliatoio come per dirti: “Mister, perché non mi hai fatto giocare?”. Ma tu, nel frattempo, stai già pensando a come affrontare la squadra successiva.
La mancanza di sonno è pesante e, soprattutto dal punto di vista mentale, tutto questo ti prosciuga le energie. Devi parlare rapidamente con il presidente, spiegargli come giocherai e quali saranno le tue scelte. Poi vai in conferenza stampa e i giornalisti ti chiedono quali tattiche adotterai. Quando perdi, devi presentarti subito davanti ai microfoni, senza avere nemmeno il tempo di riordinare le idee e ritrovare la calma.
Dopo torni nello spogliatoio e ci sono giocatori che vogliono sapere perché non hanno giocato o che cosa stia succedendo. Non finisce mai. Torni a casa, riguardi la partita e, quando te ne accorgi, sono già le tre del mattino. Che cosa puoi fare? Questa è la realtà. Poi ti svegli presto, alle sette sei già al lavoro e trovi persone che ti aspettano. Devi affrontare le domande su quello che è successo, gestire le reazioni della stampa e magari chiamare un giocatore che ha pubblicato qualcosa su Instagram per chiedergli: “Perché hai detto una cosa del genere?”. Sono problemi continui».