Marek Hamsik ha rilasciato una lunga intervista al portale nss-sports.com. Il legame tra lo slovacco e Napoli è profondo, quasi viscerale: dalla cresta al numero 17, ogni dettaglio del suo stile è diventato simbolo di unâepoca.Â
Come si è evoluto il tuo rapporto con la città di Napoli negli anni successivi alla tua carriera in maglia azzurra? "Quello che sarebbe stato negli anni il mio rapporto con la città di Napoli lâho capito dal primo giorno in cui sono arrivato qui. Undici anni non si cancellano facilmente, ma soprattutto non ho mai avuto lâidea di cancellarli, bensì di integrarli nel personaggio di Marek Hamsik, che è ancora molto vivo".
Nel restare così a lungo a Napoli, ha pesato di più lâambientamento della tua famiglia o il rapporto quotidiano con la gente? "Dico sempre che la prima volta che vedi Napoli può non piacerti, ma la seconda volta in cui la vedi è quella che ti convince a rimanere e ad amarla. Nonostante io sia stato cresciuto ovviamente secondo i canoni di una cultura diversa e, per quanto se ne può dire, anche un poâ distante da quella italiana, la qualità di vita che offre questa città aiuta ad appiattire tutte le differenze culturali con altri posti del mondo. Soprattutto perché qui câè una grande passione per il calcio, e ovviamente a un calciatore piace giocare dove questa passione si sente in maniera preponderante. Infatti, se non fosse mai arrivata lâofferta dalla Cina - che per me ha rappresentato una sfida davvero incredibile - sarei rimasto a Napoli per sempre".
La tua immagine è sempre stata importante, sia per te, sia per come i tifosi ti hanno percepito: Marek Hamsik sarebbe lo stesso senza la cresta e i tatuaggi? "Marek Hamsik e la cresta sono una cosa sola. La cresta è il mio portafortuna, ma è anche il mio passaporto. à un modo per arrivare anche allâestero, per sfondare con la mia immagine, per proporre qualcosa di eccentrico in altri paesi. I tatuaggi invece sono solo una mia passione e, anche se sembra assurdo, non ne ho ancora uno dedicato a Napoli. I miei figli sono invece i protagonisti principali dei tatuaggi: non solo ho tatuati i loro nomi, ma anche il numero della stanza dellâospedale in cui sono nati. Sono nati tutti e tre nella stessa stanza, la 109".
A proposito di estetica e di âimmagineâ: dalla stagione 2013/14 in poi hai indossato maglie del Napoli davvero particolari, spesso frutto della creatività di De Laurentiis. Le versioni mimetiche, quella jeansata⦠Cosa hai pensato la prima volta che le hai viste nello spogliatoio? "Su questo sono sempre andato controtendenza. Ho letteralmente adorato quelle maglie e, per me, Aurelio De Laurentiis è stato un vero visionario. Se fossero uscite oggi, sono anche sicuro che non avrebbero suscitato lo stesso clamore, chiamiamolo così. Quelle che hai menzionato, per me, sono tutte incredibili".
Ti ricordi se ci fosse qualche compagno che si lamentava di doverle indossare? E non erano anche troppo attillate? "Sicuramente câera qualcuno, non posso fare nomi però (ride, ndr.)".