Claudio Gavillucci è un ex arbitro di Serie A che si è dimesso circa otto anni fa. Il quotidiano La Stampa lo ha intervistato per chiedergli un parere sulla vicenda che ha coinvolto il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, accusato di concorso in frode sportiva dalla Procura di Milano. "Non è una questione di individui, è l’intero sistema che dovrebbe essere messo sotto processo", ha dichiarato Gavillucci, facendo anche riferimento allo scandalo di Calciopoli.
Ha mai avuto la sensazione che arbitrare bene non fosse sufficiente per crescere? "Come in tutti gli ambienti non basta la bravura, serve anche altro. Ma se parliamo di sensazioni, posso dire che alla lunga con questo sistema prima o poi un cortocircuito sarebbe dovuto arrivare. In termini di indipendenza dell’AIA, tecnica ed economica, purtroppo negli ultimi anni si sono fatti tanti passi indietro".
Gli chiedono se ha mai ricevuto condizionamenti al VAR: "No, anche perché ai miei tempi non c’era la sede di Lissone. Quando la VOR (Video operation room, ndr) era allestita negli stadi dove si disputavano le partite, era inaccessibile: nessuno poteva entrare né uscire durante la partita. Se sia successo qualcosa a Lissone lo dovrà dimostrare la magistratura, ma è facile intuire vista la disposizione delle sale che possano esserci più margini di interazione con chi è all’esterno della sala VOR".
Cosa pensa del caso designazioni di arbitri graditi? "Al di là dei club coinvolti, se fossero accertate sarebbero queste le cose veramente gravi. Ma faccio un passo indietro e posso dire che da anni mi lascia perplesso il fatto che per esempio il presidente federale potesse chiamare direttamente il designatore Rocchi davanti a errori tecnici degli arbitri, anche se gravi: il presidente FIGC non dovrebbe mai parlare con il designatore, semmai con il suo omologo presidente dell’AIA. Invece era una situazione diventata prassi. Questo mi preoccupa Perché mi chiedo: a che titolo il presidente FIGC chiama per discutere di un errore e non di un altro? Questo meccanismo, al di là della bontà delle persone coinvolte, disegna un sistema che non risulta essere trasparente e indipendente. Il meccanismo ricorda quello per cui nel 2006 scoppiò Calciopoli. L’autonomia dell’AIA deve essere rispettata".