Galli: "Rischio infortuni alto alla ripresa. La ripartenza? In Italia manca un'indicazione decisa"

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Galli: Rischio infortuni alto alla ripresa. La ripartenza? In Italia manca un'indicazione decisa

News calcio, Giovanni Galli parla della ripresa del campionato

Ultime calcio - Giovanni Galli si è collegato in diretta con i microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto:

Galli

"Ci manca un'indicazione forte. Germania e Francia hanno fatto diversamente ma ha scelto sempre il Governo, in Italia c'è contrasto ed ogni esponente dice la sua. Sta al governo dire se si gioca o no. Se metti parametri ai quali il calcio non può sopravvivere, senza contatto i giocatori non vorrei fossero condizionati. Oggi c'è uno stato di confusione, qualcuno deve decidere e determinare, con gli altri che si adeguano.

Sono troppo stretti i tempi?
"Pensate che, iniziandosi ad allenare per bene il 28, dopo quindici giorni i calciatori siano pronti a sostenere una ripresa giocata ogni tre giorni? Oggi comunque c'è una conoscenza diversa del virus rispetto a due mesi fa, la situazione è cambiata. Se ragioni ancora con quella testa non ricominci, oggi servirebbe il buonsenso per ripartire, ma con tutti quei paletti non riparte il calcio né altre attività".

Per la Serie C come farebbe?
"Si decide, ma non si lascia in sospeso, non può esserci sempre la scappatoia o la via di fuga. I playoff possono agevolare la cosa? Facciamoli! Io credo nella buonafede di tutti, ma nella disperazione si è capaci di fare cose che non si farebbero mai, penso a chi potrebbe dire che ha un positivo e ferma tutto. Per me possono far fede anche cinque partite, ma devono decidere. Se si ferma la Serie A fai valere la classifica senza assegnare lo Scudetto, ma solo i vari piazzamenti".

I playoff possono aiutare anche sul lato fisico?
"Guardate la Bundesliga, ci sono stati otto infortuni. Questo vuol dire qualcosa... Allenandoti con il freno a mano tirato, quando arrivi all'adrenalina della partita sei portato a mettere il fisico oltre la soglia, e normalmente già hai rischio di farti male".

Sul lungo andare si va anche peggiorando.
"Pensate a quello che si fa male la domenica, e fino al sabato fa un percorso per rientrare senza farsi male. Entra in campo e dopo cinque minuti esce perché si è fatto male. Secondo me c'è un grande rischio di infortuni, allenarsi in garage o sul tapis-roulant è totalmente diverso da movimento e condizioni di una partita".

La questione scadenze contrattuali può turbare i calciatori?
"Ci vogliono buonsenso, professionalità e amore per quello che si sta facendo. Abbiamo visto tante persone messe a casa con la Cassa integrazione, e anche ai calciatori è stato chiesto di rinunciare a una parte del loro stipendio. Ecco, il punto è lì: quello che ti dovevo te lo dilaziono nel periodo che va dal 30 giugno al 30 agosto. E chi va in un'altra squadra, o chi si fa male giocando due mesi in più? Lì ci vuole una sana dose di comprensione: questo virus ci è caduto addosso, e se c'è da fare un sacrificio di due mesi vorrà dire che lo stipendio successivo lo prenderai dal primo settembre. Non vorrei che la categoria dei calciatori venga fuori con un'immagine sbagliata, non deve essere così. Sono preoccupato sopratutto per i ragazzi dei dilettanti, le tremila squadre che dal primo marzo sono ferme e non vedono una lira. Anche nel rispetto di questi ragazzi allungarsi lo stipendio di due mesi non è la morte".

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