Durante la trasmissione “Salite sulla Giostra” condotta da Raffaele Auriemma su Stile TV, è intervenuto l’ex dirigente Enrico Fedele, che ha parlato a tutto tondo del momento del Napoli, dell’arrivo di Spalletti alla Juventus, del ricordo di Maradona e delle prospettive del campionato italiano.
«Il campionato italiano non cambia con Spalletti sulla panchina della Juventus», ha dichiarato Fedele. «Mi indigna questo provincialismo: gli allenatori non tradiscono, fanno il loro lavoro. Quando si provano delle emozioni è come l’amore: finiscono, ma restano i ricordi. Il lavoro di un allenatore è allenare. Spalletti è un grande tecnico di club, non di Nazionale, e gli auguro di fare bene».
Fedele ha poi raccontato un aneddoto emozionante sul Pibe de Oro:
«Quando arrivammo in hotel a Monaco, Maradona andò in camera e uscì solo il giorno dopo, neanche per mangiare. Alla semifinale di Monaco, mentre le porte venivano montate, entrò in campo e iniziò a palleggiare. Alzò la palla di 15 metri, la fermò con la spalla, la buttò dall’altra parte, poi ancora di spalla, di testa, di tacco e la rinviò. Il pubblico, che all’inizio lo fischiava, finì per applaudirlo. Era unico».
«Il Napoli e l’Inter, con due giochi diversi, si batteranno fino alla fine per lo Scudetto», ha spiegato Fedele. «L’Inter ha una proposta d’attacco che hanno in pochi, mentre il Napoli è una squadra più all’italiana, di contropiede. Conte ha una cattiveria incredibile: a volte sbaglia nella comunicazione, ma è bravo, bravo davvero. Dietro vedo Milan, Roma e forse Juve per la Champions, mentre 4 o 5 squadre lotteranno per non retrocedere».
L’ex dirigente non ha risparmiato una critica al calcio italiano:
«Questo è un campionato livellato verso il basso, il quinto d’Europa. I grandi giocatori non vengono più, o arrivano quando hanno già dato tutto. È un segnale chiaro».
«Perdere Anguissa significa perdere due uomini: uno travolgente e uno che segna», ha proseguito Fedele. «Il vero problema del Napoli è che se subisce 36 gol come lo scorso anno, deve farne almeno 70 per restare in alto. Ma chi li segna? Hojlund può farne 20, ma gli altri 50? Gli esterni non segnano abbastanza».
Fedele ha poi criticato le scelte estive del club:
«La campagna acquisti del Napoli è stata confusa e pasticciona. Serviva un esterno d’attacco che segnasse, un vice Anguissa e un sostituto di Di Lorenzo, ma nessuno di questi è arrivato».
Chiusura dedicata al fuoriclasse belga:
«De Bruyne è un grande professionista, ma ha condizionato l’idea di gioco di Conte. Non voglio dire che senza di lui il Napoli migliori, ma con lui la squadra si è adattata a un modulo diverso. Gli azzurri soffrono quando è in campo: lo vedono e gli passano sempre la palla, quasi in soggezione».