L'aritmia benigna di Scott McTominay costringerà il centrocampista scozzese a sottoporsi ad intervento chirurgico. Per far luce sulla vicenda, oggi la redazione di Radio Kiss Kiss Napoli ha intervistato il dottor Carlo Pappone, primario di Cardiologia del Policlinico San Donato di Milano.
Di seguito le dichiarazioni del dottor Pappone, così come riportate dall'emittente.
"La fibrillazione atriale di un atleta non è un evento raro. Questo tipo di aritmia compare più spesso verso la fine della carriera. Può manifestarsi anche dopo la fine dell’attività agonistica. Un episodio breve può risolversi spontaneamente e non rappresentare necessariamente un problema. La situazione cambia quando la fibrillazione dura diverse ore. Lo stesso vale quando servono farmaci per interrompere l’episodio. Durante la fibrillazione atriale, il cuore perde la normale coordinazione tra le sue camere. La prestazione fisica dell’atleta può quindi ridursi in modo significativo. Per questo motivo, un calciatore in pieno episodio di fibrillazione difficilmente può sostenere una partita o un allenamento intenso.
La procedura di fibrillazione atriale avviene in anestesia generale. Il medico inserisce alcuni cateteri attraverso una vena femorale. I cateteri raggiungono quindi il cuore. Il cardiologo accede all’atrio sinistro attraverso una puntura della membrana che separa l’atrio destro da quello sinistro. A questo punto può intervenire sulle aree responsabili dell’aritmia. Negli ultimi anni la tecnologia ha fatto importanti passi avanti. Oggi si utilizza anche l’elettroporazione che è molto efficace. L’ablazione non garantisce però il successo nel 100% dei casi. Anche le complicanze, seppur non necessariamente destinate a verificarsi, vanno considerate. È quindi importante eseguire l’intervento in centri specializzati e attrezzati per gestire eventuali emergenze.
L’intervento di un atleta è diverso dall’intervento di una persona normale. Il motivo è legato agli standard richiesti a un atleta professionista. Dopo l’ablazione, infatti, non basta verificare il ritorno al normale ritmo cardiaco. Bisogna soprattutto accertare l’assenza di nuovi episodi di fibrillazione atriale. Inoltre, l’atleta non deve avere necessità di farmaci antiaritmici o di una terapia anticoagulante. Solo dopo queste verifiche si può valutare il ritorno all’attività agonistica".
Il dottor Pappone ha abozzato anche i tempi di recupero di McTominay dopo l'operazione per l'aritmia:
"Dopo un’ablazione occorre attendere circa 8 settimane. Durante questo periodo bisogna verificare che non compaiano nuovi episodi di fibrillazione atriale. Bisogna dimostrare che l’aritmia non si è più verificata. Il monitoraggio può avvenire attraverso diversi strumenti, come il loop recorder e altre registrazioni elettrocardiografiche. Per questo motivo, il giorno dell’intervento non determina automaticamente la data del rientro. Serviranno controlli e valutazioni mediche prima di autorizzare il ritorno all’attività agonistica. Non è una passeggiata. La procedura ha raggiunto oggi livelli di efficacia elevati. Rimane però un intervento sul cuore e presenta possibili complicanze, come la perforazione cardiaca e l’ictus. Si tratta di rischi generali della procedura e non di indicazioni relative al caso specifico di McTominay.
Per il centrocampista del Napoli sarà quindi fondamentale seguire tutte le fasi del percorso post-operatorio. Il monitoraggio dell’attività cardiaca permetterà di verificare l’eventuale presenza di nuove aritmie. I medici valuteranno inoltre la necessità di farmaci o della terapia anticoagulante. Solo al termine di questo percorso sarà possibile stabilire con certezza i tempi del ritorno in campo di McTominay".